ARTE E CREATIVITA'

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mercoledì, maggio 27, 2026

ALLA GRANDE BESTIA 666 La magia nera nell'arte al Museo dell'Eros a Bagheria da sabato 27 giugno

 





Sabato 27 giugno Piero Montana presenta le sue incursioni dell'arte nei territori proibiti e mai esplorati della magia nera e della stregoneria.

La sua mostra, Alla Grande Bestia 666 Alias Aleister Crowley- La magia nera nell'arte, con la partecipazione degli artisti Filippo Bordonaro, Lorenzo Guzzo, Tommaso Serra é senz'altro un evento culturale inedito, ispirato dai versi di Baudelaire:

"Plonger au fond du gouffre Enfer ou Ciel qu'importe?

Au fond de l'Inconnu pour trouver du nouveau!"

(Immergersi nel fondo dell'abisso Inferno o Cielo che importa?

 Nel fondo dell'Ignoto per trovare del nuovo!)

Per i giornalisti la mostra potrà essere vista giorno 25 giugno alle ore 10,30. nel locali del Museo dell'Eros a Bagheria.


Piero Montana 

Cell. 3886416109

giovedì, settembre 28, 2023

L'Art Hotel Atelier sul Mare, l'Albergo-Museo a Castel di Tusa chiude ?

 


Un Hotel unico al mondo, Centro d'Arte e Opera d'Arte esso stesso, l'Albergo-Museo  ATELIER SUL MARE  è finito  nel mirino della burocrazia e dei NAS.


Antonio Presti dopo un controllo dei NAS decide di chiudere l'albergo/museo Atelier sul Mare

Dopo il restauro della Porta della Bellezza e la realizzazione della monumentale Porta delle Farfalle (progetto che ha trasformato il cavalcavia che divide il quartiere periferico di Librino, a Catania, in una galleria d’arte a cielo aperto), Antonio Presti ha deciso di istituire anche la Triennale Della Contemporaneità, una rassegna d’arte in collaborazione con le Università, i Licei Artistici e le Accademie locali, le quali potranno progettare venti stanze dell’Atelier sul Mare. 
Così facendo, le 40 camere dell’albergo-museo (di cui venti sono opere d’arte firmate da artisti internazionali, tra cui Mauro Staccioli, Hidetoshi Nagasawa e Mario Ceroli) avrebbero continuato a essere un luogo di sperimentazione per le nuove generazioni di artisti, se Presti non avesse incontrato l’ennesimo “problema” burocratico. 

“Dopo quarant’anni, sentire ancora la parola ‘abuso’ per un mio progetto culturale che (come sempre) unisce etica ed estetica è stato un duro colpo” 
così parla Antonio Presti, intercettato da Artribune. 
“Io non discuto sulle norme, assolutamente, infatti ho subito cercato di porre rimedio. Ma ciò che mi ferisce è la solitudine da parte delle istituzioni, dopo una vita spesa per la cultura, per l’arte e per la Sicilia. Ad oggi, non mi sento di espormi rispetto le sorti di Atelier sul Mare, non sono ancora certo se continuerò l’attività o se chiuderò”.

 Un limbo nel quale aleggia anche il nuovo progetto di Presti, che aveva come sede proprio l’albergo – museo. 
“La Triennale Della Contemporaneità è il futuro” rassicura il mecenate, “se la sede non dovesse più essere l’Atelier sul Mare, il progetto si potrà spostare a Librino, nell’ambito di ‘Opera Librino’, oppure al Parco delle sculture di Fiumara d’Arte, ma sicuramente non verrà abbandonato”. 

martedì, aprile 06, 2021

Il giorno 06/04/2021 SI PRESENTA LIVE “BAGHERIA ESOTERICA” DI PIERO MONTANA

“Bagheria esoterica” è il titolo del libro di Piero Montana che verrà presentato durante una live sui canali social del Comune, venerdì 9 aprile alle ore 16,30.

«Il libro che non si rivolge a chi a Bagheria presta un’attenzione “campanilistica” bensì a chi viene attratto da una cultura europea che nelle ville dell’aristocrazia palermitana ha trovato piena manifestazione, come dichiara l’autore, racconta una Bagheria esoterica da cui era attratta l’aristocrazia palermitana, venuta a risiedere nella Città delle Ville.»

Alla presentazione del volume edito dalle edizioni Amici di Plumelia, prenderà parte oltre all’autore, il vicesindaco e assessore alla Cultura Daniele Vella e la professoressa Rosanna Balistreri. A coordinare la presentazione la giornalista Marina Mancini.

L’originalità del volume che si apre con Villa Branciforti Butera, che vide la sua realizzazione nella metà del Seicento, sta nell’essere ritornati, attraverso il racconto, nel clima culturale europeo della metà del Seicento, indagando Bagheria partendo dal tema della malinconia, che l’autore esamina incominciando dai versi della Galatea del Cervantes che Don Giuseppe Branciforti fa propri facendoli incidere in una lapide del suo palazzo.

E la presentazione vedrà come sfondo la sala Borremans di palazzo Butera dove autore e relatori, in presenza, ma con le dovute regole anticovid, presenteranno live, sui canali social dell’Ente “Bagheria esoterica”.


Piero Montana, già dipendente comunale, è da sempre parte attiva del movimento militante glbt, operatore culturale che lo ha visto protagonista di tanti eventi culturali che gli hanno dato anche fama nazionale, autore di diverse raccolte di poesie, è direttore e proprietario dell’omonimo centro d’arte e cultura.


Per seguire la diretta:

su yotube https://www.youtube.com/user/comunebagheria

su facebook: https://www.facebook.com/ComuneBagheria


CENTRO D’ARTE E CULTURA DI BAGHERIA

VIA BERNARDO MATTARELLA N 64

CELL. 3886416109

martedì, febbraio 02, 2021

Etrusco-Falisci : breve storia di scavi e recuperi non troppo scientifici...

GLI SCAVI DI NARCE...E GLI ETRUSCO-FALISCI...

CRONACA DEL DEPISTAGGIO ...DI SCAVI ABBANDONATI ...E ANCHE DELLA DISTRUZIONE DI ANTICHI  E "SCOMODI" REPERTI ARCHEOLOGICI 

Le tombe a camera, a pozzo, e quelle scavate sulla rupe tufacea indicano sia presenze etrusche sia di altre etnie, già nella tarda Età del ferro. Provenienti dall’Argolide, insediati a Falerii Veteres, erano queste le presenze dei Falisci.

Menzionati dallo scrittore Strabóne, la storia dei Falisci è legata a quella degli Etruschi dei quali diventano ben presto alleati e, a partire dal V sec. a.C. iniziano insieme, le lotte contro Roma. La vicinanza dei Falisci con gli Etruschi, è tale da essere inclusi da Tito Livio, tra i popoli etruschi partecipanti ai concili federali delle dodici Nazioni dello Stato dell’Etruria presso il Fanum Voltumnae, il santuario nazionale degli Etruschi.

A est di Mazzano Romano, si notano i ruderi di un insediamento falisco del IX secolo a.C., l’insediamento di Narce, dall’impronta etrusca, e molto più antica di quella di Falerii Veteres.

L’abbondanza di sepolture riferibili all’età del Ferro a Narce, fa intendere l’importanza e la grandezza di ciò che non sarà più chiamato insediamento ma città prestigiosa etrusca.

Gli scavi archeologici dell’Ottocento, vennero effettuati nelle proprietà del duca Filippo Massimiliano Del Drago Biscia Gentili, II principe di Mazzano ed Antuni (Roma, 4 marzo 1824 – Roma, 21 aprile 1913) e sposo di Maria Milagros Muñoz y Borbon, marchesa di Castillejo.

 Le proprietà dei due nobili, coincidevano con l’estensione dei territori dei due comuni di Mazzano e di Calcata.  Indagini archeologiche condotte nelle vicinanze del fiume Treja in località Narce hanno scoperto numerose statuette e teste votive, oltre ad appurare la conoscenza dei più antichi riti di fondazione, che hanno portato la terra italica al risveglio dalla notte della Preistoria.

Vengono rinvenute ventidue necropoli distribuite sui pendii circostanti i tre nuclei dell’abitato: Narce, Monte Li Santi e Pizzo Piede.

A La Petrina viene addirittura scoperto un Tempio, il cui scavo del 1891 venne inspiegabilmente interrotto.

Le antichità di Narce, rinvenute dagli archeologi e dagli affiancatori tombaroli, vengono esposte nel 1892 nel grande emiciclo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e vengono incluse nella guida archeologica “Italia Antica: Dall’Età Paleolitica agli Etruschi e Romani” di Alessandro Della Seta, che costituisce la prima edizione di quello che sarà il Catalogo-Presentazione dei materiali provenienti dalla necropoli, dal titolo “I Tufi di Narce”. Sarà solo l’avvento della Seconda Guerra Mondiale a comportare lo smontaggio delle vetrine e il definitivo immagazzinamento dei materiali.

Gli scavi si concentrarono a partire dal febbraio del 1933 sul pianoro di Pizzo Piede e portarono alla scoperta di un santuario della città di Narce, di tracce delle mura di difesa dell’abitato, della via lastricata d’accesso, oltre ad alcune evidenze funerarie.

Oltre alla via lastricata, venne identificata la via Narcense che è tutt’ora l’antica strada lungo la valle del Treja, tra i boschi, che collega, Narce con Falerii Veteres, capitale dell’Ager Faliscus.

Tra il 1962 e il 1963 si consuma uno scempio archeologico che danneggerà per sempre il prestigioso sito di Narce, il più antico della zona. Si tratta della costruzione della strada provinciale 17/b Mazzano – Calcata. Gli ingenti lavori per la costruzione della strada, portarono a sventrare con profondi sbancamenti, ottenuti mediante l’utilizzazione di dinamite, la necropoli de La Petrina in corrispondenza del nucleo sommitale, e comportarono la distruzione del viadotto etrusco di collegamento tra Narce e Monte Li Santi.

Costruito presumibilmente nel corso del VI secolo a.C., questo poderoso monumento di ingegneria e di urbanistica, costruito in blocchi di tufo perfettamente squadrati, alto in origine più di quaranta metri, conservava una cospicua porzione rivenuta “intatta e ben

conservata” al tempo dei primi scavi di Narce.

Eppure, nell’agro falisco, vennero rinvenute anche una necropoli ed una opificio per la lavorazione delle tegole di età repubblicana. Il quadro dei ceramisti del VII secolo a.C. è arricchito a partire dal 1974 dalle scoperte di pitture riconducibili al pittore di Narce.

La bravura del ceramografo di Narce, si riscontra nel rinvenimento sul mercato antiquario di pregevoli opere per un totale di dodici vasi, sottratti dalle necropoli di Narce.

Alcuni rari ceramisti con bottega nelle aree di Mazzano Romano e di Calcata ancora oggi usano le antiche tecniche vecchie di secoli, lavorano la creta, l’argilla, vengono chiamati pignattari, poiché specializzati nel modellare le pignatte al pari dei vasai etruschi chiamati figuli, che modellavano la ceramica rossa.

È antichissima la consuetudine di modellare con l’argilla il vasellame, i mattoni, le tegole e le statuette votive. 

La terracotta o ceramica, poiché il termine deriva dal greco Keramos cioè argilla, deriva appunto da questo materiale naturaleche ci offre la terra e molto diffuso.

L’argilla può essere considerata uno dei simboli dei quattro elementi della Natura stessa, infatti abbiamo la terra ovvero l’argilla che ci da la materia prima, l’acqua con cui viene lavorata per poi essere plasmata, l’aria che serve ad asciugarla e ad indurirla, ed infine il fuoco, che riesce con la sua forza, a renderla forte e resistente.

L’argilla è uno dei materiali più semplici e poveri, e si trovano in natura, gli etruschi la chiamavano il dono degli dei. 

La pratica e l’esperienza fecero scoprire a quegli antichi “artisti” che questi oggetti, se venivano cotti in forni appositi, o anche su fiamma viva, riuscivano ad essere molto più resistenti e che quindi si potevano decorare meglio perché il colore non si spandeva su tutta la superficie della loro creazione. I colori potevano essere applicati direttamente sull’argilla cotta, e le forme potevano essere molto più raffinate.

Al materiale che usciva da questo nuovo procedimento che era la cottura, fu dato il nome di “terracotta”.

Numerosi musei stranieri mostrano le ricchezze del vasellame rinvenuto nelle necropoli di Narce, dal Danish National Museum di Copenaghen al Deutsches Archäologisches Institut di Roma, dalle collezioni etrusche del Chicago Field Museum ai magazzini segreti del Museo Etrusco di Villa Giulia.

La ricchezza di Narce si esplica anche nei reperti dei materiali bronzei della serie dei Prähistorische Bronzefunde, molti dei quali presero il volo per il Museo Nazionale di Berlino. Le tipologie delle spade, dei coltelli, dei rasoi, delle patere baccellate in bronzo, degli strigili, delle asce, delle brocche e delle statue, contemplano la cospicua parte dei rinvenimenti ottocenteschi dalle necropoli di Narce e da quelle dell’Agro falisco. Nell’inverno del 1985 vengono alla luce nella valle delle Rote, alle pendici di Monte Li Santi, dopo le profonde arature dei contadini, i resti di numerosissimi blocchi di tufo e frammenti architettonici e fittili.

I primi sondaggi di scavo della Soprintendenza, tra il 1985 e il 1986, portano alla luce i resti di un complesso monumentale di alto valore storico: il Santuario Falisco ovvero, del Santuario federale dei Falisci, sacro a Giunone Curite.

Nella necropoli di Monte Cerreto, dalla campagna di scavo inglese, viene rinvenuta la “tomba degli ori”, ed il materiale in parte viene conservato al British Museum di Londra, e gli ornamenti e gli “ori”, vengono conservati al Museo Etrusco di Villa Giulia.

Le iscrizioni in etrusco a Narce, ipotizzano la presenza, stabile nel tempo, di una enclave etrusca, in particolare legata all’abitato di Pizzo Piede, nelle cui necropoli si concentra la maggior parte delle iscrizioni.

Nelle necropoli di Narce prevale il rito incineratorio che perdura nella fase avanzata dell’età del ferro, oltre al reiterarsi di alcune azioni nei rituali della deposizione, distinti fra i generi.

Le caratteristiche straordinarie delle sepolture ad incinerazione specialmente di un cavaliere armato permettono di comprendere le incinerazioni di matrice eroica, caratterizzate dalla presenza di armi, scudi, elmi, a Narce ed in altre necropoli dell’ager falisco. Attorno a Narce si estendono diversi nuclei di necropoli le cui tombe hanno restituito una grande quantità di reperti, oggi custoditi all’interno del Museo Nazionale dell’Agro Falisco di Civita Castellana.


Fabio Rossi

da  Le Tombe monumentali del Lago di Bolsena.







































martedì, novembre 26, 2019

Suscita un forte scalpore a Bagheria, ma non solo, il recital di poemetti omoerotici di Montana .



All'evento che ha visto una folta ed eletta schiera di partecipanti sono stati invece come al solito latitanti il sindaco Tripoli e il suo assessore alla cultura Daniele Vella



Nell’ambito della mostra “Galleria dell’eros-Nuove acquisizioni” che si può ancora visitare fino al 15 febbraio 2020, si è svolto sabato scorso 23 novembre al Centro d’arte e cultura Piero Montana non senza qualche scalpore il recital di poemetti omoerotici dello stesso Montana recitati dall’artista Elisabetta Errante.

"STUPRO" 2008 pittoscultura appesa,
 dono dell'autrice Alba Montori alla Galleria dell'Eros

"STUPRO" 2008 .pittoscultura appesa,
dono dell'autrice Alba Montori alla Galleria dell'Eros


Immagini dalla visita alla mostra


Piero Montana presenta l'evento della serata


Lettura di L'Angelo perverso



Alla fine infatti della lettura del primo poemetto, “L’angelo perverso”, alcuni dei presenti si sono alzati in piedi chiedendo di voler andar via e non c’è stato alcun verso per farli sedere e continuare nell’ascolto del recital anzi il poeta Angelo Abate, presente alla serata, ha chiesto se questi componimenti fossero stati pubblicati e da chi mai, allontanandosi subito dopo.

Così mentre alcuni decidevano di abbandonare la platea altri al contrario facevano sentire la propria voce affinché lo spettacolo continuasse e così è stato fino alla fine, in cui con “La spiaggia”, poemetto riservato per ultimo alla lettura, Elisabetta Errante si è esibita con grande disinvoltura, non badando ad alcuna protesta, in un vero show. 
Per la bravura della sua rappresentazione più che lettura di componimenti poetici l’artista è stata applaudita a lungo.

Grande la soddisfazione di Piero Montana.

Piero Montana mostra "STUPRO" di Alba Montori
sullo sfondo "Acchiappacazzitantanllaria" di Pino Manzella 
Ma il lieto fine dello spettacolo che ha avuto qualche momento di tensione a causa del linguaggio scurrile impiegato nei componimenti omoerotici, non ha addolcito l’amaro in bocca dell’animatore del Centro d’arte e cultura sopraddetto a causa dell’assenza del sindaco, Filippo Tripoli e del suo assessore alla cultura Daniele Vella.

Montana rimasto solo con alcuni intimi ha detto che l’attuale amministrazione discrimina i gay ed in particolar modo lui stesso in quanto nelle precedenti amministrazioni aveva svolto il ruolo di consulente del sindaco per la realtà omosessuale della nostra città, cosa che Filippo Tripoli ora vuol fargli pagare con atteggiamenti discriminatori e nel tenerlo lontano da ogni forma partecipativa dell’attuale amministrazione.

L’assessore alla cultura Daniele Vella a sua volta sarebbe un burattino nelle mani del Sindaco e dunque incapace di svicolarsi dai suoi maneggi ultraclericali, che gli impediscono di prendere decisioni autonome in materia di quei diritti civili, che prima dell’attuale amministrazione, erano anche uno dei suoi cavalli di battaglia. 

In questa situazione, si domanda Montana, che fare?
 Continuare di certo a pungolare l’attuale sindaco fondamentalista, stando però attenti a non cadere nel suo gioco pubblicitario, quello cioè di cui sempre si è vantato: di essere lui il vero paladino dei valori morali della Chiesa. Cosa che gli ha fruttato l’attuale candidatura, a cui si sono sottomessi degli opportunisti di sinistra, che prima si richiamavano a valori laici.
 Allora che fare? Certo denunziare pubblicamente il sindaco Tripoli per la sua condotta fin troppo parziale e discriminatoria, denunciandolo sempre e ovunque per l’incapacità di assolvere il suo compito di primo cittadino in quanto rivolge la sua totale attenzione alla sua clientela clericale che lo obbliga ad una conclamata omofobia. Per il sindaco Tripoli infatti Montana non è solo un omosessuale, ma uno dei più pericolosi di essi, che ha lottato per essere riconosciuto consulente del sindaco per la realtà omosessuale della nostra città, per la quale si è battuto affinché essa fosse una delle prime realtà civiche ad usufruire istituzionalmente di un registro delle unioni civili.

La discriminazione nei riguardi di Montana non è dunque che un reato nei confronti della democrazia ed in quanto tale non può essere sostenuta da veri democratici, che al contrario dovrebbero battersi per una pluralità di voci ed espressioni politiche, artistiche e culturali che solo possano e debbono reggere il gioco democratico.

Contro l’esorbitante clericalismo del sindaco Tripoli, Montana chiama tutti quelli a cui sta a cuore la democrazia, a far sentire dunque la loro voce di protesta contro la sua condotta politicamente antigay.

Per quanto riguarda il Centro d’arte e cultura Piero Montana, esso, assicura il suo fondatore, continuerà la sua battaglia culturale per la libertà di espressione artistica e poetica, proponendo già fin da subito un altro recital di poesie, questa volta non sue, ma di uno dei maggiori poeti erotici ed anticlericali che fu, alla fine del Settecento, il catanese Domenico Tempio.

L'attrito, la tensione tra un sindaco cattolicamente fondamentalista, bigotto e clericale, quale Filippo Tripoli e i suoi assessori lacchè, ed un omosessuale, un poeta ed  operatore culturale libertario, quale Piero Montana in futuro non potrà che crescere.

domenica, ottobre 20, 2019

Da sabato 26 ottobre 2019 le nuove acquisizioni in mostra alla GALLERIA DELL'EROS


Comunicato stampa 

mostra “Galleria dellell’eros-Nuove acquisizioni”

Sarà inaugurata dalla scrittrice Rosanna Balistreri sabato 26 ottobre alle ore 18 la mostra “Galleria dell’eros-Nuove acquisizioni” nei locali del Centro d’arte e cultura “Piero Montana” in via B. Mattarella n.64 a Bagheria (PA). 

In mostra 28 artisti espositori con più di 50 opere, selezionati tra i 43 che costituiscono il numero complessivo del fondo degli artisti della Galleria. Una mostra dunque esemplare ed unica nel suo genere, proposta in una città di provincia con molto coraggio e sfida al perbenismo.

Una mostra provocante in senso anti moralistico e borghese, che mira invece anche alla più intima e libera espressione della sensibilità erotica ed artistica. Una sensibilità a fior di pelle che trasuda da tutte le opere in mostra.
Venti le nuove acquisizioni, tra queste opere di Juan Esperanza, Gai Candido, Accursio Truncali, Giovanni Proietto, Alba Montori, Calogero Barba, Renato Lipari.
Cinque i grandi pezzi dell’esposizione, si tratta di opere di Franco Castiglione, Alessandro Di Giugno, Angelo Belvedere, Pino Manzella, Giovanni Proietto.

 Juan Esperanza  "Olfato"

L’opera di Franco Castiglione raffigura in grande la sfintria n 12, un gettone di epoca imperiale romana che su una faccia della medaglia trova stampigliata una particolare posizione erotica, mente sull’altra faccia è stampigliato un numero che è quello della prestazione che consegnando il gettone in un lupanare si può in quel luogo ottenere in cambio.
Franco Castiglione "la sfintria n 12"

L’opera di Alessandro Di Giugno rappresenta invece una termografia del fallo, che attraverso numerosi punti pixel viene a contrassegnare con quelli colorati di rosso il maggior afflusso di sangue e di calore.
Alessandro Di Giugno " termografia del fallo"

“Culi e chitarre” di Angelo Belvedere è invece uno scanzonato inno alla sodomia. L’artista italo- venezuelano, che vive nell’arcipelago di Las Roches, risente in quest’opera del clima e della magia dei Caraibi, della cui indigena musicalità l’artista e l’opera in questione molto risentono.
Angelo Belvedere  “Culi e chitarre”

Un altro grande e famoso pezzo è “Acchiappacazzintanllaria” di Pino Manzella, raffigurante dei falli, degli “ucceli” per l’appunto in aria volanti verso cui sono protese due mani umane con dei retini per acchiapparli.
Opera questa a cui non vogliamo dare, contrariamente all’artista, alcuna spiegazione politica per non appesantirla e preservarla così nel fascino della sua giocosa leggerezza.
Pino Manzella “Acchiappacazzintanllaria”

L’ultimo grande pezzo è invece un’opera di recente pervenutaci di Giovanni Proietto, si tratta di una versione, si potrebbe dire guttusiana, dell’Origine del mondo del Courbet, senonché il nostro artista di Realmonte in uno stile real-espressionistico ne fa un’opera ludica per la libertà formale e coloristica che si concede, pervenendo ad inediti risultati espressivi.
Giovanni Proietto "Origine del mondo del Courbet"


Tra le nuovissime acquisizioni l’opera di Calogero Barba “Fallo” di carattere prettamente concettuale. Si tratta infatti di un fallo su fondo bianco costituito da lettere dell’alfabeto, ed essendo l’alfabeto l’origine più che lo strumento principale della nostra lingua, esso allude a quel principio maschile che informa originariamente la materia dandole specificatamente nome.

Calogero Barba “Fallo”

Da valutare con attenzione anche l’opera dell’artista romana Alba Montori, intitolata “Stupro” vero e proprio manifesto politico per la rivendicazione di un eros autentico che escluda da sé ogni violenza sessuale, imposta senza alcun consenso.
Alba Montori - "STUPRO"

 Sempre tra le nuove acquisizioni un’altra opera è “La mano amica” di Renato Lipari. Scultura di una mano aperta che sul palmo tiene un pupazzetto itifallico, opera che allude alla masturbazione maschile già sin dal titolo e ricorda il famoso e repressivo detto “gioco di mano gioco di villano”, che viene messo in discussione con un’opera- divertissement dal carattere frivolo e giocoso, in quanto spogliato dai tanti sensi di colpa vissuti nella pratica masturbatoria all’epoca di quando si era ragazzi.
Renato Lipari "La mano amica"

A questo punto non possiamo non parlare delle due nuove opere donate da Accursio Truncali, che si aggiungono ad una prima dell’anno scorso, alla nostra Galleria dell’eros e dall’artista denominati Priapo.
Comune a tutte tre opere è il soggetto di un eros che è implicito nella materia informe, non pienamente distinta e anzi confusa, da una materia da intendere anche gnosticamente come demoniaca da dove però si oggettiva in forma ben visibile e sviluppata un fallo, che è non solo espressione della virilità ma del maschio alchemico, del principio che vuol dare forma all’informe da cui si origina.
Accursio Truncali "Priapo"

In mostra per concludere si trovano anche esposti tre dei manifesti cinematografici più esclusivi della pornodiva, che da tanti anni ormai ci ha lasciato, la regina dell’hard internazionale Moana Pozzi.
Questi manifesti non sono però pornografici, se si può dire sono molto soft, ma essi comunque stanno da noi a rappresentare proprio il confine, presente dall’antichità tra arte e pornografia. Questi manifesti sono opere d’arte? Per noi sì, anche se non firmati, se nell’ambito dell’arte non possiamo non includere la fotografia molto spinta di Robert Mapplethorpe e le immagini curate con molta attenzione per la creazione di sex symbol, che sicuramente hanno anche loro una valenza artistica.



Piero Montana




domenica, dicembre 16, 2018

All'Archivio Centrale dello Stato a Roma la Mostra " COSTITUZIONE E DIRITTO DELLE GENTI"

21 dicembre 2018
In occasione del 70° anniversario della Costituzione italiana, 
ospita la mostra “Costituzione e diritto delle genti”.

 

Nella cornice di una preziosa esposizione documentaria, allestita nel monumentale atrio dell’Istituto, sarà eccezionalmente in mostra l’originale della Costituzione, eccelso esempio della scienza giuridica, eretta a baluardo della democrazia e della sovranità popolare contro qualsiasi forma di dittatura.

Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, saranno esposti, al fianco della legge fondamentale dello Stato, le ratifiche dei testi legislativi capisaldi del diritto delle genti: la Convenzione della Società delle nazioni, il trattato ONU del 1945, il trattato di Lisbona e il trattato di Roma.
In tale contesto sarà inaugurata l’opera “Al passo della Costituzione con il Terzo Paradiso”di Michelangelo Pistoletto realizzata in collaborazione con l’Archivio centrale.
L’installazione, frutto dell’ingegno del Maestro, unirà i due corpi di fabbrica che costituiscono la sede dell’Archivio attraverso la forma del Terzo Paradiso, creando non soltanto un mero transito tra due edifici, ma rappresentando concretamente il passaggio simbolico tra la memoria cartacea e quella digitale.

L’esterno dell’edificio sarà ulteriormente arricchito dall’opera realizzata da Bruno Ceccobelli, “Sole Italiano”, meridiana posta a rappresentare il punto di contatto tra il tempo della storia, le ombre, e il tempo cosmico, la luce, indicando il ricongiungimento tra la società e le sue istituzioni con la natura e l’ambiente.
Nello spazio espositivo interno sarà possibile ammirare altre opere dell’artista, unitamente alle creazioni di altri talenti contemporanei.

Nel corso della mostra si presenterà al pubblico l’Archivio digitale dello Stato italiano (ADSI), struttura finalmente realizzata al fine di tutelare il patrimonio digitale delle pubbliche amministrazioni e affrontare il difficile passaggio della memoria registrata su carta a quella su supporto informatico.

                              

Una postazione informativa sarà poi dedicata al volume “Nuove fonti per la storia d’Italia” (Ed. De Luca) che racconta delle nuove straordinarie acquisizioni documentarie dell’Istituto, fondamentali per la comprensione e la scrittura della storia della cosiddetta prima Repubblica.
All’interno del percorso, i visitatori potranno interagire con gli archivisti di Stato che saranno disponibili a fornire informazioni e a rispondere a quesiti inerenti le attività e le iniziative future dell’Istituto.

• 9.45 Michelangelo Pistoletto incontra le scuole e i visitatori (sala conferenze) 

• 10.00 apertura dei punti informativi (atrio)

• 10.30 performance IC Leonardo da Vinci(scalinata)

• 11.00 inaugurazione del "Passo della Costituzione" di Michelangelo Pistoletto (esterno)

• 11.30 presentazione del nuovo servizio Archivio digitale dello Stato italiano (sala ADSI al piano terra)
• 11.45 intervento di Paolo Maddalena, Vice Presidente emerito della Corte costituzionale, sul diritto delle genti (atrio)

• 12.15 inaugurazione del "Sole italiano", alla presenza dell’autore Bruno Ceccobelli (porticato laterale)

• 12.30 apertura della mostra (aula magna)


                                   

                                           ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO


martedì, aprile 18, 2017

Sostenere la cultura col proprio 2permille?


<< Ricordate l’impegno di Matteo Renzi, «ogni euro destinato in più alla sicurezza stanzieremo un euro in più per la cultura»?
A distanza di un anno e mezzo da quell’annuncio, che tra le varie misure prevedeva la costituzione di un fondo da 150 milioni di euro «per donare a tutti i cittadini la possibilità di dedicare il 2 per mille a una associazione culturale» (parole dell’ex premier), il meccanismo si è già inceppato.
Basta buttare uno sguardo al nuovo modello 730, che da oggi si può compilare on line, per vedere che si può destinare l’8 per mille allo Stato o a 12 differenti confessioni religiosi, ci sono 6 opzioni per il 5 per mille (volontariato e no profit, ricerca scientifica o sanitaria, tutela dei beni culturali, attività sociali del comune di residenza e associazioni sportive dilettantistiche) e c’è il 2 per mille a favore dei partiti. Il riquadro che consente di indicare una scelta a favore di una associazione culturale invece è scomparso. Perché?
Il primo sospetto che è venuto al senatore Franco Panizza del Partito Autonomista Trentino Tirolese, che sul 2 per mille il 14 marzo ha presentato un’interrogazione urgente ai ministri Padoan e Franceschini, lo portava dritto ad immaginare un gesto intenzionale: «il solito blitz dei soliti burocrati ministeriali a caccia di risparmi». Poi però Panizza ha capito che la spiegazione era molto più banale: se ne erano dimenticati.
La misura doveva essere confermata con la legge di bilancio, ma per una distrazione non è stata inserita nel testo approvato alla Camera. La si doveva recuperare al Senato, ma poi il voto di fiducia imposto dalla crisi del governo Renzi ha fatto piazza pulita di questa come di tante altre richieste di modifica e la cosa è morta lì. «I partiti - lamenta Panizza nella sua interrogazione - sono stati riammessi ad usufruire del 2 per mille dell’Irpef a discapito delle associazioni culturali, le cui attività andrebbero, invece, sempre sostenute per il fondamentale ruolo sociale che esse rivestono, soprattutto a livello locale».
Due pesi e due misure? E’ evidente che i partiti pesano molto di più di una miriade di associazioni sparse in giro per lo Stivale. Ma va anche detto che mentre la legge che assegna il 2 per mille alle forze politiche disponeva da subito di uno stanziamento strutturale, 9,6 milioni di euro nel 2015, 27,7 nel 2016 e 45,1 da quest’anno in poi (poi ridotti a 20), il 2 per mille «culturale» no. E per inciso alla fine i milioni stanziati per questa causa non erano nemmeno 150 come annunciato dall’ex premier ma 50 di meno.
L’anno passato sono state ben 1130 le associazioni ammesse a ricevere contributi attraverso il meccanismo del 2 per mille, 48 quelle escluse. Bastava dimostrare statuto alla mano di svolgere in prevalenza attività culturale ed operare da almeno 5 anni. Nell’elenco stilato dal Mibact sono così entrate tantissime bande musicali e bande cittadine e altrettante proloco, e poi cori, filarmoniche, associazioni folkloristiche, cineclub e cineforum. E ancora: alcune università della terza età, le Acli e l’Arci, il Touring club italiano e diverse associazioni di amici di musei (Brera, Poldi Pezzoli, Bagatti, quelli siciliani), l’Istituto Alcide Cervi e lo Sturzo.
Come ovviare al buco? Si era pensato di inserire un emendamento nella legge delega sullo spettacolo in discussione al Senato, ma la modifica sarebbe comunque arrivata fuori tempo massimo e non avrebbe salvato i contributi di quest’anno. «Ora – suggerisce Panizza – vedo un’unica soluzione: il governo dovrebbe inserire un emendamento nel decreto sulla manovrina: visto che il grosso delle dichiarazioni vengono fatte on line, e che per queste c’è tempo sino a luglio, almeno potremmo recuperare questa quota. Certo poi l’Agenzia delle entrate dovrebbe aggiornare i software, ma volendo si può fare». Padoan e Franceschini cosa ne pensano? Per ora non è pervenuta alcuna risposta >>
PAOLO BARONI

venerdì, agosto 12, 2016

Nessuna protezione dai vandali della vernice spray?

Vicenza, spray su affresco scuola Giotto
Scritte nere vicino a Crocifissione del 1300


Redazione ANSA
VICENZA
10 agosto 201617:40NEWS
(ANSA) - VICENZA, 10 AGO - Un grave atto di vandalismo è stato compiuto su un affresco di scuola giottesca risalente al 1320, di autore anonimo, situato a Vicenza nel chiostro del Tempio di San Lorenzo. E' stato imbrattato da ignori, presumibilmente alcuni gironi fa, con scritte e simboli tracciati a vernice spray nera. Lo scempio interessa la muratura e marginalmente la superficie affrescata dell'opera, collocata in una nicchia alla sinistra della facciata del tempio. Il Comune di Vicenza ha presentato una denuncia contro ignoti.
    L'affresco raffigura una Crocifissione ed è attribuito a un artista appartenente alla scuola del "giottismo vicentino", movimento di cui fecero parte un gran numero di pittori legati dall'insegnamento e dall'imitazione dei modelli di Giotto.
  

mercoledì, giugno 22, 2016

VALORIZZAZIONE DELLA NECROPOLI FALISCA DI LOCALITA' VALLECCHIA - FABRICA DI ROMA (Viterbo)

dalla Segreteria Presidente Renzi   -  7 giugno 2016  - a me

Grazie per aver scritto a bellezza@governo.it!
Info e aggiornamenti:
http://www.governo.it/approfondimento/bellezzagovernoit/4793

Saluti sinceri,

La Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri
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PROGETTO FONTANA ANTICA IN LOCALITA' VALLECCHIA: VALORIZZAZIONE DELLA NECROPOLI FALISCA DI LOCALITA' VALLECCHIA - FABRICA DI ROMA (Viterbo)

LUOGO:  Comune di Fabrica di Roma, Provincia di Viterbo, Lazio

Si segnala il progetto culturale "Fontana Antica" volto al recupero, la valorizzazione e la fruizione del complesso funerario monumentale situato nel territorio del Comune di Fabrica di Roma in Località Vallecchia, rappresentato da una necropoli rupestre con emergenze visibili di tombe a camera con portico.
La Necropoli, già oggetto di un progetto di Valorizzazione e fruizione turistica da parte del Comune di Fabrica di Roma e altresì di un protocollo d'intesa fra il  Comune di Fabrica di Roma, la Soprintendenza archeologia del Lazio e dell'Etruria meridionale e l'Università degli Studi della Tuscia, si trova immersa in un contesto naturalistico di pregio ed altamente biodiversificato lungo un percorso ciclonaturalistico permanente denominato "GiroFabrica in MountainBike" che s'intende potenziare con l'iniziativa in oggetto mediante la sistemazione dei percorsi già esistenti e l'apposizione di cartellonistica.

L'iniziativa prevede inoltre l'allestimento presso la sede espositiva dell'Info point turistico comunale  (http://www.infopointfabricadiroma.org/ ) di una mostra dedicata alla necropoli di località Vallecchia e alla storia del territorio di Fabrica di Roma, volta alla diffusione e al potenziamento dell'offerta turistico-culturale della città e del suo territorio, con benefiche ricadute in termini di diffusione culturale.

Prima campagna di scavo nella necropoli falisca in Località Vallecchia - Fabrica di Roma 


Fabrica di Roma: conclusa la prima campagna di scavi

venerdì, febbraio 12, 2016

Quadriennale di Roma.. questa sconosciuta.




La Quadriennale ( d'Arte)  di Roma dovrebbe essere ogni quattro anni, altrimenti che quadriennale sarebbe ?  
Ma nel 2012 è saltata, per via dei tagli al bilancio della cultura di Roma Capitale voluti dal marziano Ignazio Marino, come descrisse il sig Tonelli Massimiliano su ArtTribune. 
E quest'anno ? 

Trovo su Facebook una lettera, qui sotto, di anonimo artista e pubblicata su Artribune sorprendenti analogie con parecchie delle mie riflessioni non da oggi e non solo sulla Quadriennale, Così ve la propongo:

" In Italia nulla funziona bene ma in compenso tutti protestano, anche quelli che dovrebbero stare zitti.
Sono un artista e non faccio il mio nome perchè non sono interessato a farmi pubblicità come fanno alcuni e perchè sarei costretto, dopo aver espresso le mie opinioni, ad andare in giro con un bastone per difendermi...    :)
Qualcuno candidamente si domanda perchè gli artisti stanno zitti e parlano solo i soliti, beh personalmente ho un sacco di cose da fare perchè non sono nato ricco e mi devo sbattere parecchio per vivere e fare l'artista (per fare un lavoro impiego un mese lavorando cinque o sei pomeriggi alla settimana tanto per capirci) e probabilmente, dato il poco tempo a disposizione, non ho seguito questa polemica- dibattito nei dettagli così come avrei dovuto fare prima di esprimere un opinione.
Vorrei dire però poche cose secche e chiare ma non sarò proprio breve :

1) In tutta la mia non breve carriera di artista più o meno outsider credo di essere stato finanziato per la realizzazione di un lavoro una o due volte al massimo : per il resto ho sempre fatto da solo reinvestendo i soldi delle vendite fatte in nero. Si, in nero come fanno tutti : e perchè dovrei pagare le tasse sottoponendomi a meccanismi assurdi ( anche nei periodi in cui non espongo e non vendo) quando quello che guadagno quasi per intero serve a finanziare la mia attività?
Non mi lamento perchè nel complesso ho probabilmente venduto più di tanti artisti molto più famosi di me e vi garantisco che la vita dell'outsider è qualche volta più logeva dell'artista di successo (momentaneo).
Ma quello delle tasse e della partita Iva e del problema fiscale è un'altro discorso che non ho intenzione di fare ora.
Veniamo al punto: in mezzo alle difficoltà io continuo a lavorare lo stesso senza finanziamenti e non realizzo le opere solo se sono invitato (o mi faccio invitare) ad una mostra: io lavoro sempre perchè sono un'artista .
Quindi basta con le lacrime perchè non vi producono i vostri allestimenti e presentate invece quello che fate ogni giorno, quello che veramente non potete fare a meno di fare. Se no cambiate lavoro: è meglio per voi è meglio per tutti: il mondo è pieno di ingombranti inutili installazioni. Non posso sopportare "l'artista" che piange perchè non lo finanziano: vi prenderei tutti a calci in...

2) Nelle mostre i curatori generalmente sono gli unici ad essere pagati, mentre agli artisti, se va bene, gli pagano le spese di spedizione: poca cosa dato che galleristi e istituzioni hanno abbonamenti e condizioni agevolate con i corrieri. I curatori vengono pagati per brevi scritti (che buttano giù al massimo in un pomeriggio o due), qualche chiacchera e qualche telefonata e un paio di giorni per l'allestimento. Lo stipendio dei comuni lavoratori si aggira in italia attorno ai 1300 1400 1500 euro al mese (al netto delle tasse) per un mese di lavoro ( 22 giorni lavorativi circa di diverse ore l'uno): un critico quando gli va bene prende gli stessi soldi lavorando molto meno e spesso scrivendo malissimo. mi dispiace per tutti gli "operatori intellettuali" che non campano della loro scrittura: molti di voi non sono Kant, non sono Hegel e nemmeno Zizek o Deleuze, scusate tanto.
Nel caso delle gallerie private se il critico ha un minimo di potere contrattuale ( la sua firma su una rivista, la sua capacità di organizzare mostre di rinforzo extra - galleria) viene pagato, mentre l'artista deve lasciare "un pezzo" come da prassi.
Inutile rammentare che i galleristi italiani non sanno promuovere un artista italiano che sia uno perchè il più delle volte sono dei bottegai ignoranti quando va bene o figli di buona famiglia che lavorano di concerto con manovre più finanziarie che altro e infine perchè è più facile, anche dal punto di vista fiscale, lavorare con artisti stranieri.
Le scelte che fanno i critici curatori sono a tutti i livelli generalmente improntate alla sudditanza ai vari sistemi di potere all'interno del piccolo sistema dell'arte, alla convenienza, all'opportunismo e alle amicizie personali: data la situazione non si vede per quale motivo un comitato della Quadriennale composto esclusivamente da critici dovrebbe essere meglio di un comitato variegato che preveda la presenza di persone che non sono avviluppate nelle consuetudini e nei conflitti di interesse del settore.
Premesso che non ho idea di chi siano tutti i nominati di Bernabè e me ne frega poco non essendo "de Roma" , mi sento di dire che tante polemiche di questi giorni mi fanno pensare invece che molti, critici ma anche artisti, preferirebbero una giuria di gente che già conoscono e già frequentano!

3) Scusate il cinismo, ma io credo poco all'integrità sbandierata, decisamente mi puzza e non mi riferisco necessariamente a questo Pisano ( la sua lettera di dimissioni dal comitato della Quadriennale) che non conosco: c'è gente che invita certi artisti alle mostre solo perchè li vedono tutti i giorni, o perchè questi gli faranno firmare un catalogo, o perchè lavorano con una galleria che può fare comodo (e in alcune magari entrarci), o altri li invitano anche se in realtà gli fanno schifo ma hanno due o tre collezionisti idioti ma ricchi, o ancora peggio sono ricchi proprio loro :)) e poi quando alla quadriennale questi integerrimi curatori finalmente potrebbero presentare un progetto e rischiare su delle scelte vere si chiamano fuori? non presentano il progetto perchè la capitale, il mondo sono corrotti? Ma non fatemi ridere!
Se c'è qualcuno con gli attributi, e parlo anche della critica militante femminile, non del tutto innocente, si faccia avanti e presenti in ogni caso un proprio progetto di mostra, una propria lista di artisti: molti di voi conoscono molti più artisti di quanto volete far credere, dossier ve ne arrivano in quantità da tutt'Italia, non solo da Roma :)
Se non avete il coraggio di presentare un progetto quando non avete il controllo della giuria cambiate mestiere: è meglio per voi ma sopratutto è meglio per noi tutti.

4) Invitare gli artisti a far parte della giuria alla Quadriennale. Benissimo. Ma caro Bernabè ( la lettera di replica a Pisano) negli ultimi anni Pistoletto ha presenziato diversi comitati se non erro e ora mettete uno della stessa famiglia, figura decisamente minore anni fa rispetto ai contemporanei e ora da poco improvvisamente assurto nell'olimpo.
Ma il povero Penone sempre della stessa famiglia è. E' questa l'Italia no? mamma papà e il vaticano:) non se ne esce!
Non a caso si celebra tanto Pasolini in questi giorni: la trasgressione ma anche la reazione, anche la nostalgia, la purezza della società contadina e dei bei tempi andati: e se nuove trasgressioni che non rientrano nelle nostre poche ossessive corde dovessero avanzare beh è tutto "consumismo" da condannare! perchè in realtà nulla cambi, come diceva qualcuno.
Lei Bernabè è una persona di cultura e maneggia una materia nella quale non è certo uno sprovveduto e un minimo di storia dell'arte recente la conosce di sicuro: il nostro paese creativo non può essere ostaggio di un passato sclerotico, non può essere obbligato ad ogni tentativo di cambiamento a rendere conto ad esperienze che hanno avuto la loro massima espressione oltre quarant'anni fa!

5) "La Quadriennale deve avere un progetto coerente": questo mi è capitato di leggere, scritto dal genio di turno incompreso.
Anni fa Bonami organizzò una Biennale complessivamente scadente ma con punti di interesse ( come quasi tutte le biennali recenti, io tra l'altro le visito dal 1975). Il suo atto curatoriale consistette nell'affidare la curatela a diverse persone spezzettando la mostra in sezioni nell'intento di restituire uno sguardo poliedrico e non più incentrato su un unico punto di vista. Intenzione in via di principio lodevole ma il progetto fallì in più punti a causa della confusione che ne risultò ma il fallimento più grave stette nel fatto che i curatori si conoscevano tutti e appartenevano tutti allo stesso sistema artistico per cui le differenze non furono in realtà così importanti e interessanti. Quindi poliedricità solo di facciata.
La Biennale di Bonami fu assai criticata e dileggiata, spesso giustamente, ma siccome il nostro non ha malgrado la non splendida prova subito battute d'arresto nella carriera e anche oggi è anzi ben attivo e importante , malgrado i pessimi libri che scrive, possiamo dire che non tutti pubblicamente hanno il coraggio di criticarlo: questo per dire che siccome gli anni sono passati e molti non si ricordano i giorni dell'afosa inaugurazione di quella Biennale, qualche servo di scena per opportunismi da identificare ha rivalutato l'idea di Bonami di spezzare la mostra in vari punti di vista curatoriali.
Bene: allora o facciamo una Quadriennale con artisti tutti uguali o una con artisti tutti diversi. L'idea di Bonami era mal realizzata ma chi vuole una Quadriennale "coerente", "che non sia la solita collettiva" è semplicemente chi vuole i soliti giochi tra sodali , senza confronti scomodi che facciano saltare le montagne di chiacchere che nascondono motivi assai più banali e umani troppo umani.
Data la mia non breve esperienza nel sistema artistico italiano avrei potuto condire il mio lungo scritto con tanti esempi concreti e tanti nomi e cognomi ma ho voluto dare un contributo costruttivo, duro ma non polemico."

Ecco qua. 
Se qualcuno oltre me avrà la pazienza di leggersi tutta la diatriba cui si allude nella lettera riportata sui vari link ( ho indicato solo quelli essenziali ma c'è anche altro) mi piacerebbe discuterne assieme quì con altri artisti, e magari con critici o curatori. 
A proposito i nomi dei curatori dell'edizione 2016/17 sono qui.
AMg


venerdì, gennaio 15, 2016

Stamattina a passeggio per la mia Roma.  In fondo a via Cavour, la mole della grandiosa Tor de'Conti. 7na delle poche torri medioevali rimaste delle tante che dalla distruzione dell'Impero Romano divennero i baluardi della città, con le loro strutture  gajarde e toste pressochè indistruttibili. I barbari non riuscirono a distruggerle e nenche papi costruttori/riciclatori come i Barberini. Arrivarono quasi intatte fino a qualche anno fa, mia nonna ci abitò dopo il 1870 per una decina d'anni e fino al 2000 furono utilizzate dal Com7ne di Roma che ne è il proprietario.E oggi scopro  cje si sta tentando di farle crollare lasciandola disabitata e contutte le finestre dei piani alti spalancate alle intemperie per farla degradare e distruggere più rapidamente...questo è lo  scempio che ho documentato con la serie di foto qui.

mercoledì, dicembre 02, 2015

Arrampicarsi sulle statue antiche fa parte del tirocinio?

Caro Ministro Franceschini, 
non le pare che sarebbe opportuno che certi personaggi che si permettono di trattare come mobili da supermercato delle opere antiche, patrimonio della cultura umana, solo per pubblicizzare la loro esistenza, siano cacciati con ignominia dalle loro cariche, di cui si dimostrano ad esempio con questo mega selfie assolutamente indegni? 
Cominciando con la Direttrice dell'Accademia di Francia, Muriel Mayette, la signora che sghignazza ai piedi della fanciulla con la gonna gialla graziosamente aggrappata al piede della DEA.

Riprendo un articolo dell'amico Edoardo Sassi sul  http://roma.corriere.it/
***
BENI CULTURALI MALTRATTATI
Accademia di Francia, arrampicati in sei sulla Dea Roma, originale antico
Foto di gruppo con la neodirettrice Muriel Gayett (il suo vero nome è Muriel Mayette -N.d.R.). La scultura, in marmo, alta tre metri e mezzo, proviene dal Tempio di Serapide sul Quirinale
di Edoardo Sassi


I borsisti dell’accademia di Francia sulla statua
Proprio così: una foto di gruppo con sei persone in posa arrampicate su un originale antico romano, in marmo, raffigurante la Dea Roma. È successo. E a posare non erano ultras ubriachi dopo una partita di calcio, bensì borsisti - sulla carta dunque artisti e intellettuali selezionati - di una delle più prestigiose istituzioni culturali del mondo, l’Accademia di Francia a Trinità de’ Monti, 350 anni di vita, posta sotto la tutela del Ministero della Cultura francese.

 Una foto tranquillamente diffusa ieri a mezzo stampa dalla stessa Villa Medici, per la prima uscita pubblica del nuovo direttore dell’istituzione, Muriel Gayett, attrice e regista teatrale, nome sul quale nei mesi scorsi si erano scatenate aspre polemiche. Sorridente e in posa, Gayette compare anche lei nella foto, non tra gli arrampicati sul colossale esemplare archeologico (più di tre metri), bensì ai piedi del monumento, lei e un’altra decina di borsisti... rimasti a terra. 

Ora, si fosse anche trattato di un calco l’esempio che derivava da quella foto sarebbe stato comunque pessimo, tanto più per un’istituzione culturale che dovrebbe avere la tutela e il decoro dei beni al primo posto della sua missione di civiltà. Ma quella statua oltretutto, immagine e simbolo della Città Eterna - non è affatto un calco. È un originale antico, uno dei pochi rimasti nei giardini della Villa rinascimentale, scultura restaurata pochi anni fa e che appartiene alla storia di Villa Medici dalle origini. La statua (notizie scientificamente fondate si trovano nello studio di Maria Gabriella De Monte e Alessandra Gariazzo, Nuova luce sulla statua colossale della Dea Roma a Villa Medici ) fu infatti acquistata dal fondatore del sito, il cardinale Ferdinando de’ Medici, il quale la comprò da Ippolito d’Este.

 Mille, come spesso accade in questi casi, le ipotesi sulla provenienza. Sulla statua, come è ovvio che sia, esiste infatti una vasta bibliografia, che fino a qualche tempo fa propendeva per un’appartenenza originaria al complesso delle Terme costantiniane. Studi recenti firmati da Filippo Coarelli - archeologo membro dell’Accademia dei Lincei - ipotizzano che questo esemplare di gusto adrianeo provenga invece dal Tempio di Serapide che era sul Quirinale. Di questa foto esiste un precedente «ai sali d’argento», con altri borsisti, nel XIX secolo, altrettanto arrampicati. Ma la citazione, se ma di questo si fosse trattato, nel 2015 si poteva/doveva evitare.