domenica, novembre 08, 2009

Como BASE 80 del gruppo Quartodecimo

Villa Imbonati, Cavallasca (Como)

14-29 Novembre 2009
Reduci dal successo della mostra "Le stanze dell'arte" tenutasi
in Giugno presso la Caserma De Cristoforis di Como i pittori,
scultori e fotografi del Gruppo Artistico “Quartodecimo” tornano
ad esporre a Villa Imbonati che li ha visti nascere come gruppo nel
Novembre 2007 con la mostra “La luce” alla quale è seguita lo
scorso anno “Expo 2”.

In questa nuova mostra, intitolata “Base80” con riferimento alla larghezza delle opere, i componenti il gruppo esporranno i lavori più recenti maggiormente
rappresentativi delle loro personali ricerche.
Gli artisti sono :

Daniele Alessi, Alberto Bogani, Nicoletta Brenna,
Vito Cimarosti, Luigi Corbetta, Enrica Frigerio, Stefano Maesani,
Angelo Minardi, Roberto Parisi, Alessandra Ronchetti, Bruno Saba,
Aldo Scorza, Jo Taiana, Stefano Venturini.

“Base80” sarà documentata da un portfolio di 14 cartoline, con la
riproduzione di parte delle opere esposte, e corredata da due testi
critici di Katia Trinca Colonel e Sergio Masciadri. Il portfolio sarà
distribuito gratuitamente ai visitatori.

La visita alla mostra è anche un'occasione per ammirare i saloni della
storica Villa Imbonati e i cicli di pitture murali del XVII°-XVIII°
secolo che li decorano.
La mostra sarà inaugurata sabato 14 Novembre alle ore 18 con gli
interventi di Katia Trinca Colonel e Sergio Masciadri.
Orari :
lunedì-sabato (escluso giovedì) 9,00-12,00/16,00-18,00 ;

domenica 15,00-18,00

giovedì, novembre 05, 2009

IL CLAN DELLE VEDOVE- Al “Palarte” di Fabrica di Roma.

Al Teatro Palarte di Fabrica di Roma prosegue con successo la rassegna “Teatro d’Autunno”.

Domenica 8 novembre con inizio alle ore 17,30 andrà in scena la commedia brillante “Il clan delle vedove” scritta dall’attrice/autrice Ginette Beauvais Garcin che l’ha portata in scena più volte a Parigi.

Lo spettacolo in due atti è un’opera comica intrisa di una ironia tutta al femminile. Con sottile arguzia affronta il tema della condizione vedovile. La protagonista Rose interpretata dalla bravissima Dana Caresio resta improvvisamente vedova. Stessa condizione delle sue due più care amiche. Insieme scopriranno ingombranti eredità lasciate dai cari estinti. Tra la scoperta di figli illegittimi, di amanti, di vizi e vizietti, capiranno che la condizione di vedova non è poi così disdicevole se si ha la forza e lo spirito di vedersi come donne e non come povere mogli.

La Compagnia degli Strilloni di Torino che porta in scena con bravura questa commedia moderna e brillante per la regia di Raffaele Montagnoli, è una delle migliori compagnie del teatro libero italiano. Indubbiamente un ottimo pomeriggio teatrale con inizio alle 17,30 ed un prezzo eccezionale di 5 euro.

martedì, novembre 03, 2009

SCIENZA E ARTI ALL’OMBRA DEL VULCANO

Mostra nell’ambito di Etnafest 2009 - Provincia Regionale di Catania
Il monastero benedettino di San Nicolò l’Arena a Catania
(XVIII-XIX secolo)

Enti promotori
PROVINCIA REGIONALE DI CATANIA - COMUNE DI CATANIA

in collaborazione con
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CATANIA- FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
FACOLTÀ DI SCIENZE FISICHE MATEMATICHE E NATURALI
DIPARTIMENTO DI SCIENZE GEOLOGICHE
ORTO BOTANICO
ARCIDIOCESI DI CATANIA - MUSEO DIOCESANO
BIBLIOTECHE RIUNITE CIVICA E A.URSINO RECUPERO
ACCADEMIA GIOENIA DI CATANIA
BIBLIOTECA REGIONALE UNIVERSITARIA
TEATRO STABILE DI CATANIA

31 ottobre – 16 dicembre 2009

Catania
Monastero dei Benedettini, Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero, Sala Vaccarini
Via Biblioteca, 13

Progetto di
Enrico Iachello e Giovanni Salmeri

Mostra a cura di
Caterina Napoleone

Progetto allestimento di
Diana Rastelli

Realizzazione allestimento
Teatro Stabile di Catania

Organizzazione e catalogo
Giuseppe Maimone Editore


COMUNICATO STAMPA


Il monastero benedettino di San Nicolò l’Arena, insieme a quello di Mafra in Portogallo il più grande d’Europa, torna oggi prepotentemente all’attenzione del pubblico con una mostra – Scienza e arti all’ombra del vulcano. Il monastero di San Nicolò l’Arena. XVIII - XIX secolo, che verrà inaugurata sabato 31 ottobre 2009 alle ore 17,30 nella maestosa biblioteca settecentesca progettata da Giovan Battista Vaccarini.

Edificato dopo il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della Sicilia orientale, il monastero ha ospitato sino al 1867 – anno della soppressione da parte dello Stato italiano – una comunità di monaci che in città primeggiava per la sua ricchezza e il suo prestigio. Un ambiente che, con il suo sfarzo e la sua opulenza, dai chiostri ai giardini, dalle sontuose celle alle labirintiche cucine al “Caffeaos”, ha ispirato alcune delle pagine più note dei Vicerè di Federico De Roberto, di cui forse le attività culturali e scientifiche non hanno ricevuto la dovuta considerazione.
Il monastero di San Nicolò, a partire dagli anni Quaranta del Settecento e sino alla sua soppressione, è stato crogiolo di una intensa attività culturale aggiornata sui progressi della scienza e del sapere internazionale. Una vitalità che smentisce il paradigma gentiliano della Sicilia “segregata” dal resto d’Europa e che si riflette appieno non solo nei ricchissimi fondi che costituiscono la Biblioteca, dai volumi di Montfaucon a quelli di Linneo, dagli atlanti alle illustrazioni di pietre e conchiglie, agli erbari illustrati, come l’esemplare di Liberato Sabbati proveniente dall’Hortus Medicus dell’Università La Sapienza di Roma dove venne acquistato alla metà del Settecento da Placido Scammacca, ma anche nelle collezioni antiquarie e scientifiche che ne rappresentano il colto ed elegante complemento. Raccolte che, divenuto oggi il monastero sede della facoltà universitaria di Lettere, si conservano – ad eccezione della Biblioteca – nelle principali istituzioni pubbliche di Catania.
Accolta dunque in quello che può essere ritenuto il tempio del sapere del monastero di San Nicolò la mostra si propone di mettere in scena l’interdisciplinarità che diede origine parallelamente ad approfonditi studi nel campo dell’antiquaria, della vulcanologia, della geografia, della botanica, della agronomia, della mineralogia e della astronomia, che mirano a restituire la peculiare fisionomia storica e naturalistica della città “all’ombra del vulcano”. Emblematica in questo senso è la figura di Vito Maria Amico, teorizzatore, alla metà del Settecento, dell’indissolubilità del binomio storia-geografia.
Nella rassegna sono stati quindi nuovamente riuniti alcuni di quei “tesori” appartenuti al Museo dei benedettini, rappresentati sia da opere di manifattura siciliana che da reperti acquistati sul mercato romano.
Ad evocare le arti del titolo della mostra contribuiscono inoltre l’imponente Meridiana nel pavimento della navata centrale della chiesa di San Nicolò, il cui progetto nel 1841 venne affidato dall’abate Corvaja a due scienziati d’oltralpe il tedesco Wolfgang Sartorius von Waltershausen e il danese Christian Frederick Peters, mentre le tarsie in marmo delle costellazioni furono eseguite dal lapicida Carlo Calì su disegno di Thorvaldsen, e il monumentale organo costruito da Donato del Piano, ammirato da tutti i viaggiatori in Sicilia della seconda metà del Settecento e dell’Ottocento, da cui risulta evidente la passione dei monaci per le questioni relative all’acustica e la musica. Nella fattispecie, a testimonianza di quanto la presenza delle muse Erato e Euterpe nel monastero dei benedettini fosse preminente, è esposto un ritratto di Vincenzo Bellini, il Cigno catanese che, giovanissimo, diede prova della sua arte nella stessa chiesa di San Nicolò.
Tra gli arredi liturgici figurano alcuni esempi del più significativo artigianato aulico isolano in metallo dorato e coralli, teche e reliquiari in argento, così come di gusto prettamente siciliano sono i collages e i ricami in seta riferibili all’abate Emiliano Guttadauro, che all’inizio dell’Ottocento fu il vero iniziatore degli studi botanici al monastero, e al quale si deve anche l’orto botanico impiantato sul terreno lavico limitrofo al monastero. In Guttadauro la passione per la scienza – non solo per la botanica, ma anche per la malacologia – si trova unita ad una moderna sensibilità umana e religiosa, invalsa a partire dagli ultimi decenni del Settecento.
Completano la serie delle opere esposte alcuni dipinti, provenienti dalle collezioni del locale Museo Diocesano, con l’intento di evidenziare la dimensione religiosa sottesa agli studi dei benedettini catanesi. Fra questi, la Sacra famiglia del pittore Antonio Cavallucci, l’artista che della temperie neoclassica fu tra i più rinomati nella Roma di Pio VI Braschi, e i ritratti di intellettuali ed ecclesiastici che riconducono nella Sala Vaccarini coloro che nel Settecento e nella prima metà dell’Ottocento ne sono stati assidui frequentatori. Opere che, nel loro complesso esprimono il ruolo centrale – culturale e politico – che il monastero ebbe nella vita della Catania moderna. La mostra è arricchita dalla pubblicazione di un catalogo edito da Giuseppe Maimone Editore.


NOTIZIE UTILI
Orario Lunedì – Sabato ore 9.00 -17.00

Ingresso Gratuito

Informazioni tel. 095 316883 095 4012235

Ufficio stampa Roberto Begnini – Roma tel. 06 69190880 fax 06 69925790
studiobegnini@gmail.com
Daniele Lo Porto - Capo Ufficio Stampa Provincia Regionale di Catania
. 095 4011646 daniele.loporto@provincia.ct.it