ARTE E CREATIVITA'

il gioco della mente e del corpo con la materia
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forme sempre nuove
e messaggi sempre diversi
per imparare
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mercoledì, maggio 27, 2026

ALLA GRANDE BESTIA 666 La magia nera nell'arte al Museo dell'Eros a Bagheria da sabato 27 giugno

 





Sabato 27 giugno Piero Montana presenta le sue incursioni dell'arte nei territori proibiti e mai esplorati della magia nera e della stregoneria.

La sua mostra, Alla Grande Bestia 666 Alias Aleister Crowley- La magia nera nell'arte, con la partecipazione degli artisti Filippo Bordonaro, Lorenzo Guzzo, Tommaso Serra é senz'altro un evento culturale inedito, ispirato dai versi di Baudelaire:

"Plonger au fond du gouffre Enfer ou Ciel qu'importe?

Au fond de l'Inconnu pour trouver du nouveau!"

(Immergersi nel fondo dell'abisso Inferno o Cielo che importa?

 Nel fondo dell'Ignoto per trovare del nuovo!)

Per i giornalisti la mostra potrà essere vista giorno 25 giugno alle ore 10,30. nel locali del Museo dell'Eros a Bagheria.


Piero Montana 

Cell. 3886416109

venerdì, marzo 28, 2025

Proroga fino al 26 aprile della mostra Il blu del cielo- La trasfigurazione della materia nell'arte

 



La mostra d’arte contemporanea

  Il blu del cielo-La trasfigurazione della materia nell’arte

in esposizione nei locali del Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana”

siti in via Bernardo Mattarella N° 64 a Bagheria (Palermo), 

e comprendente opere di nove artisti, 

Carmela Corsitto, Marco Danese, Juan Esperanza, Cinzia Farina, Michele

Lambo, Giuseppina Riggi, Marisa Sapienza, Fabio Sciortino, Nuccio Squillaci

viene prorogata fino al 26 aprile.


Nel suo finissage il prof. Tommaso Romano presenterà il libro di Piero Montana

Saggio sulla trasfigurazione della materia nell’arte.

Con questo suo nuovo lavoro l’autore si propone di dare una visione dell’arte alternativa 

ossia del tutto aliena allo spirito del tempo.

Nel far ciò indirizza pertanto la sua riflessione sull’opera di filosofi spiritualisti e

pensatori della tradizione, quali Pavel Florenskij, Hans Sedlmayr, Ananda

Coomaraswamy ed Elémire Zolla, che in diverse loro opere si sono occupati d’arte.

Ma una tale riflessione porta pure Montana a ricercare le origini dell’arte nel recinto

del sacro. Essa infatti non è nata affatto per un suo utilizzo profano, che è solo quello 

in cui la modernità ha finito per destinarla.

Di tali origini l’autore del libro porta a testimonianza quello che mai i teorici

moderni dell’arte hanno menzionato, l’Asclepio di Ermete Trismegisto e Il libro delle

sette statue, opera del tutto obliata di Apollonio di Tiana.

Nella perdita del Centro, che per Hegel era Dio, e che viene a caratterizzare i tempi

moderni, la desacralizzazione del mondo non può che comportare oggi anche la

perdita di quell’elemento spirituale, che da sempre pure era insito nell’arte.

Se l’arte per Hegel muore, è perché di tale elemento la modernità fa volentieri a

meno, finendo così per avviarla nel suo attuale processo di reificazione.


 Questa tesi tuttavia per Montana non è condivisibile, perché la perdita di Centro

non è la morte della Luce o dello Spirito, ma una loro decentralizzazione ai margini,

da cui una tale luce spirituale, insita certo anche nelle opere d’arte, continua oggi ad

essere irradiata.

A dimostrazione di ciò, in questo suo libro l’autore viene a soffermarsi sui lavori

degli artisti presenti in questa mostra, ideata per essere da supporto ad una

concezione spirituale dell’arte, che si oppone paradossalmente anche al nichilismo

di quanti in passato l’hanno voluta e nel presente continuano a darla per spacciata.


La mostra  Il blu del cielo-La trasfigurazione della materia nell’arte potrà essere

visitata tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 17 alle ore 20.


CENTRO D’ARTE E CULTURA “PIERO MONTANA”

BAGHERIA

CELL. 3886416109

Email: montana.piero@libero.it

giovedì, dicembre 12, 2024

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PIERO MONTANA “ERESIA E MAGIA NELL’OPERA EROTICA DI RANIERO ALLIATA DI PIETRATAGLIATA PRINCIPE DEL SACRO ROMANO IMPERO”


SABATO 14 DICEMBRE ALLE ORE 17,30

 CENTRO D’ARTE E CULTURA “PIERO MONTANA”

BAGHERIA (PA)



 Sabato 14 dicembre alle ore 17,30 nei locali del Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana”, siti in via Bernardo Mattarella n 64 a Bagheria (Palermo) sarà presentato dal prof. Tommaso Romano il libro di Piero Montana "Eresia e magia nell’opera erotica di Raniero Alliata di Pietratagliata Principe del Sacro Romano Impero".

Se già dell’Alliata si avevano sue notizie biografiche nel libro "Il principe mago" di Ben Parodi riguardo alle sue incursioni nell’occulto (sedute spiritiche e trance medianiche), é invece alla produzione artistica, consistente per lo più in tempere, disegni e tecniche miste, che si viene a soffermare l’attenzione di Piero Montana, che non è alla sua prima esperienza per quanto riguarda una indagine accurata sul mondo della magia e del mistero, avendo già scritto dei libri a riguardo, nell’occuparsi, in particolar modo, degli elementi alchemici ed esoterici di Villa Palagonia.

Ebbene nelle opere pittoriche e grafiche dell’Alliata, pregne di un gioioso erotismo, Montana, in un’analisi assai dettagliata di esse, scopre un universo magico, completamente obliato ai giorni nostri, ma tuttavia ancora superstite nella cultura di Raniero Alliata, ultimo discendente di una delle famiglie più nobili di Sicilia, i cui primogeniti potevano vantarsi di portare il titolo regale di Principi del Sacro Romano Impero.

L’universo magico che l’autore del libro scopre nell’opera pittorica e grafica dell’Alliata non è solo il mondo di una magia rinascimentale, quella per intenderci di Cornelio Agrippa e Giordano Bruno, la cui magia matematica in tale opera è visibilmente preponderante, ma pure l’universo ancora più antico di una religione assai impregnata di mistero: quella gnostica.

Allo gnosticismo ed in particolare a quello cristiano, come ci dice lo storico delle religioni, Mircea Eliade, si deve infatti l’importanza che la figura dell’androgino aveva per una tale religione.

L’ artista Alliata nel concentrare tutta la sua attenzione su tale figura, diversamente da quanti altri prima di lui si erano occupati dell’androgino, riscopre in esso la sua fondamentale natura, mai prima d’ora rimarcata, quella propriamente magica, seppure già messa in evidenza nel Vangelo di Tommaso.

E’ infatti in questo Vangelo che Gesù rivolto ai suoi discepoli afferma (logion 106) che quando i due, il maschio e la femmina, saranno uno, questi avrà pure il potere con la sua volontà di spostare una montagna.

E’ solo da una pienezza d’essere che può infatti per gli gnostici traboccare tutta la sua energia. 

Avendo preso conoscenza di ciò l’Alliata verrà a popolare lo spazio della sua arte di soli corpi androgini.

Ma se l’androgino è solo un essere mitico, di cui al presente l’uomo non è che la testimonianza parziale e frammentaria, come attingere alla sua magia? 

La magia matematica di Bruno verrà in aiuto all’Alliata. La magia matematica infatti, essendo intermedia tra le cose mondane e quelle sovrannaturali, con i suoi numeri e le sue figure può rapportarci a queste in tutta la loro potenza.

Mediante il numero, considerato nella sua essenza pitagorica ossia qualitativa, il mago può infatti pervenire alla realtà che viene di fatto a costituire. Così che il numero cinque, composto dal primo numero pari il 2, considerato dai pitagorici, femmina, e dal primo numero dispari, il 3, considerato dagli stessi, maschio, essendo la mescolanza dei due generi, nella sua essenza può rapportarci al mitico androgino.

Del cinque tuttavia Agrippa, e con lui Bruno, dicono, che è un numero di non poca virtù, perché una maggiore virtù la si può riscontrare in una sua addizione o moltiplicazione per 2, che dà il 10, il numero universale, che viene a costituire tutti i numeri e le realtà che da loro derivano. 

L’Alliata pertanto nella sua arte non farà altro che rappresentare figurativamente la realtà di tali numeri androgini nonché delle loro addizioni o copule, ed ancora delle loro moltiplicazioni all’interno dello spazio di un’opera, che pertanto viene a configurarsi come base di un’operazione di alta magia.

L’androgino, secondo Montana, costituisce per l’Alliata sì il fine di un processo di individuazione mirato ad una completezza d’essere, ma pure essenzialmente mirato alle potenzialità magiche che da essa possono scaturire.

Le figure androgine di tutte le sue opere non sono pertanto, in base a tale interpretazione, che figure di un tale disegno magico, coltivato in un mondo, il nostro, in cui però con l’antica magia è scomparso l’anelito dell’uomo a superare le proprie condizionalità e i propri limiti.

A questa interpretazione strutturale delle opere dell’Alliata, Montana nel suo libro aggiunge altre considerazioni, che hanno però un unico denominatore comune, quello di considerare un errore grossolano venirsi a soffermare su una visione prettamente naturalistica delle figure ivi rappresentate.

Montana in tale suo libro piuttosto ribadisce che l’androgino raffigurato nei suoi dipinti dall’Alliata non va confuso con l’ermafrodito, che di esso sarebbe invece la caricatura.

In quanto figura mitica e non reale essa va vista come un modello metafisico della pienezza d’essere e della gioia, sentimento assai distinto dal piacere, che in tale pienezza si viene ad esprimere.

Per quanto infine riguarda l’aspetto prettamente artistico dell’opera dell’Alliata, Montana fa notare che, nella crisi dell’immagine dell’uomo che  caratterizza tanta figurazione moderna e contemporanea, la figura dell’androgino esente da ogni  deformazione e sfigurazione, è la sola che dell’essere umano propone invece l’immagine davvero integrale, quella di un uomo non più scisso, non più frammentato e solo in tale frammentazione del tutto deturpato.








martedì, dicembre 03, 2024

OmoGirando il Museo Ostiense e il Castello di Giulio II (Sabato 7 dicembre, ore 9:00)

 Sabato 7 dicembre a Roma ci sarà la visita guidata LGBTQIA friendly OmoGirando il Museo Ostiense e il Castello di Giulio II! 

Sapevate che il museo di Ostia Antica si è completamente rinnovato ed ampliato con nuove sale e reperti da decenni rimasti nascosti nei magazzini? Lo esploreremo insieme, mettendo da parte per una volta la visita alle rovine. E poi, torneremo al Borgo di Ostia Antica, a visitare Sant’Aurea, il Salone Riario e il Castello di Giulio II!

Raccomandiamo di leggere accuratamente le norme di partecipazione nel sito.

INFO E PRENOTAZIONI

https://omogirando.jimdo.com/le-prossime-uscite/



giovedì, ottobre 17, 2024

inaugurazione mostra d’arte AD HOC - QUADRO ALTERNATIVO ALLA REIFICAZIONE DEL CONTEMPORANEO

 AD HOC

QUADRO ALTERNATIVO ALLA REIFICAZIONE DEL CONTEMPORANEO

SABATO 19 OTTOBRE ORE 17,30


CENTRO D’ARTE E CULTURA “PIERO MONTANA”

BAGHERIA


In occasione della presentazione da parte del professore Tomaso Romano del libro di Piero Montana "dall’Inespressionismo all’Arte bionica- Appunti di una visione ateologica dell’arte contemporanea”, nei locali del Centro d’Arte e Cultura “Piero Montana”, siti in via Bernardo Mattarella n 64 a Bagheria (PA), sarà pure presentata la mostra “Ad hoc-Quadro alternativo alla reificazione del contemporaneo”. 

Gli artisti espositori sono i seguenti: Nuccio Squillaci-Lillo Giuliana- Mario Liga, Giovanni Castiglia, Cinzia Farina, Marco Danese, Chicco Carrega, Filly Cusenza.

L’autore del libro, che è anche un gallerista ed un critico d’arte, con questa mostra intende offrire un’alternativa alle operazioni “artistiche” nell’ambito del desolante quadro generale proposto dalle ultime tendenze dell’arte contemporanea: l’Inespressionismo e l’Art Post-Human, da cui deriva l’attuale arte bionica e post-antropocene.

Tendenze artistiche che sono state oggetto di critica assai negativa nel saggio sopradetto.

Contro la condanna a morte dell’arte operata dalla sua attuale reificazione ossia dalla sua riduzione ad oggetto anonimo e seriale ed ancora ad oggetto tecnologico, derivante dallo sviluppo di un pensiero tecnico-scientifico, che oggi giunge alle sue estreme e nefaste conseguenze con l’invadere financo lo spazio dell’arte, Montana con questo suo ultimo libro ma pure con questa mostra allestita “ad hoc” propone invece una sua possibile nonché reale alternativa vitale.

Le opere infatti di questa mostra materialmente hanno radici non nelle cose fredde ed inanimate ma nella terra, unica e vera fonte di vita.

Una vita che prende corpo e si sviluppa nell’utero della donna ed è nutrita dal suo seno.

Una vita destinata a veleggiare nel mare aperto, ora tranquillo ora inquieto, dell’esistenza. Una vita dunque esistenzialmente illuminata da squarci di luce nel buio profondo che l’avvolge ma soprattutto illuminata dalla parola inaugurale ed incontaminata, che riposa nel grembo dell’Essere.


CENTRO D’ARTE E CULTURA “PIERO MONTANA”

CELL. 3886416109






martedì, ottobre 08, 2024

LA STORIA DI CAMILLE CLAUDEL, SCULTRICE


UNA TRISTE STORIA, MA MERITEVOLE DI ESSERE CONOSCIUTA.


  Camille Claudel (1864 - 1943) fu la musa e l’amante dello scultore e pittore francese Auguste Rodin (1840 - 1917), ma anche una scultrice straordinaria, rinchiusa in manicomio in quanto donna libera.     
  Di fatto Primogenita, perché il primogenito maschio era morto, dopo di lei nasceranno Louise, la preferita della madre, e Paul, lo scrittore.
  
   Non è una famiglia felice, lo stesso Paul scriverà che tutti litigavano con tutti e racconterà della madre     anaffettiva, che non li prendeva mai in braccio.
   Il padre, esattore delle tasse, rigido e conservatore, approva e sostiene le aspirazioni artistiche dei figli.
   Per questo la famiglia si sposta a Parigi, dove Camille e Paul possono frequentare scuole di qualità.
   Era difficile per una donna del tempo essere un artista, perlopiù scultrice.
   Le donne spesso non avevano accesso al nudo, non venivano quasi mai premiate nei Salon e nelle esposizioni e non erano accettate negli Atelier.
  Non potevano indossare pantaloni o abiti comodi ed è facile immaginare con quanta difficoltà dovessero destreggiarsi tra marmi e gessi con quelle ampie gonne.
  Camille incontra Rodin nel 1884: ne diventa la musa, la modella e l'amante, tra loro vi è una profonda comprensione artistica.
. Fu una relazione travolgente ma anche tormentata dai pregiudizi della società e dal rifiuto della famiglia di Camille che disapprovava la sua relazione con Rodin.
   Molti lavori di Rodin furono realizzati a quattro mani con Camille, ma mentre Rodin riceveva gli onori,   Camille viveva all'ombra, accettando di condividerlo con un’altra donna, dalla quale aveva avuto un figlio
   Alla fine Camille interrompe la sua relazione con lo scultore, fu allora che la madre di Camille, che aveva vergogna del comportamento della figlia, decise di farla rinchiudere in manicomio.
  Non ne uscirà mai più: inutili i tentativi di far capire che non è pazza, questa donna brillante e geniale resterà segregata per oltre trent’anni in una misera stanzetta.

  Scriveva al fratello.... . “Mi si rimprovera di aver vissuto da sola, di avere dei gatti in casa, di soffrire di manie di persecuzione! È sulla base di queste accuse che sono incarcerata come una criminale, privata della libertà, del cibo, del fuoco. Da cosa deriva tanta ferocia umana?
  Recentemente le sue cartelle cliniche sono state rese pubbliche :sono piuttosto monotone sullo stato mentale, tuttavia i medici che si sono avvicendati nella direzione del manicomio, sono concordi nell'affermare che non è una paziente pericolosa per sé e per gli altri e che tornare in famiglia potrebbe solo aiutarla.
   La madre si rifiuterà sempre di riprenderla in casa, né Paul farà mai qualcosa in tal senso.

  Alla fine, dimenticata da tutti, si spegne nel 1943, dopo trent’anni di prigionia.
  Il suo corpo viene seppellito in una fossa comune, senza che nessun membro della sua famiglia presenzi al suo funerale.
 Le sue opere vengono esposte accanto a quelle di Rodin.

  Il 26 marzo 2017 si è svolta l'inaugurazione del primo museo dedicato a Camille Claudel a Nogent -sur-Seine, luogo dove ha trascorso la sua adolescenza.
Si tratta di un ampliamento del museo creato nel 1902 dagli scultori Paul Dubois ( 1829-1905) e Alfred Bouxher ( 1850- 1934)


        da Artenauta - post di Vincenzo Iorio

martedì, maggio 28, 2024

Festival Città Foresta - Le Cosmicomiche - 2024

 

ESTATE ROMANA
Festival Città Foresta - Le Cosmicomiche


17 giugno - 27 settembre 2024
Corviale, Labaro, Trullo, Laurentino 
e Tufello

 

Museo delle arti

 



17 giugno - 27 settembre 2024
Corviale, Labaro, Trullo, Laurentino 
e Tufello

I laboratori sono gratuiti con prenotazione obbligatoria
 
Cari amici e amiche,
siamo felici di annunciare il ritorno del Festival Città Foresta, giunto alla sua terza edizione! Dal 17 giugno al 27 settembreRoma sarà il palcoscenico di questa straordinaria iniziativa, ideata da Benedetta Carpi De Resmini e curata da Latitudo Art Projects.

Per 16 giornate, cinque quartieri romani – CorvialeLabaroTrulloLaurentino e Tufello – si animeranno con laboratori artistici itineranti di arte partecipata. Questo festival unico mira a creare una nuova narrazione ambientale e a sensibilizzare sull'importanza delle aree verdi nelle nostre comunità urbane. Città Foresta - Le Cosmicomiche trasformerà la città in uno spazio di connessione tra umanità e natura, offrendo un'esperienza coinvolgente e gratuita per tutti.

Durante il festival saranno con noi gli artisti:

  • Filippo Riniolo con Riciclo Comico | Laboratorio di riciclo
  • Jacopo Natoli e Danilo Innocenti con Giro Comico | Laboratorio di disegno collettivo
  • John Cascone con Suoni Comici | Laboratorio sonoro
  • Gaia Scaramella con Bellimbusta Comici | Laboratorio di marionette
  • Isabella Mancioli e Luis Do Rosario con Foto Comiche | Laboratorio di fotografia
  • URKA con Poster Comici | Laboratorio di Poster Art
e le associazioni:
  • VIVIAMOLAq con Luoghi Comici | Laboratori di immaginazione urbana
  • Pontedincontro con Radio Comica | Laboratorio radiofonico.

 


I primi incontri si terranno dal 17 al 19 giugno dalle ore 16:30 alle 19:30 nel quartiere Corviale.

L'evento finale si terrà venerdì 27 settembre alla Biblioteca Laurentina dalle ore 18:00 alle ore 21:00.

Il progetto è vincitore dell'Avviso Pubblico biennale "Estate Romana 2023-2024" di Roma Capitale

 


giovedì, maggio 09, 2024

" ANAMORFOSI PITTURE SCULTURE INSTALLAZIONI" , MOSTRA DELL'ARTISTA SICULO-MESSICANO JUAN ESPERANZA,.










Juan Esperanza

COMUNICATO STAMPA

ANAMORFOSI PITTURE SCULTURE INSTALLAZIONI”

MOSTRA DELL’ARTISTA SICULO-MESSICANO, JUAN ESPERANZA


INAUGURAZIONE 11 MAGGIO ALLE ORE 17,30
AL CENTRO D’PARTE E CULTURA “PIERO MONTANA”
VIA BERNARDO MATTARELLA N° 64 BAGHERIA (PALERMO)


Sabato 11 maggio alle ore 17,30 nei locali del Centro d’Arte e Cultura “Piero
Montana” sarà inaugurata dal professore Tommaso Romano, Presidente della
Fondazione Thule, la mostra dell’artista siculo-messicano, Juan Esperanza, dal titolo
“Anamorfosi Pitture Sculture Installazioni”.

In tale allestimento Esperanza espone opere eterogenee ma che richiamano tutte
figure, magiche, primitive, ancestrali.
Figure incarnanti esseri delle mitiche origini, esseri indifferenziati dalla doppia
natura umana e animale, esseri embrionali o larvali, figure umane portatrici di teste,
figure quest’ultime proprie degli iniziati che fanno esperienza della morte mistica.
Figure dunque archetipiche del nostro inconscio collettivo, unica terra religiosa di
frontiera, ancora in possesso dell’uomo moderno, in un mondo (il nostro) del tutto
desacralizzato.
Figure pertanto che alla nostra mentalità corrente appaiono nell’anamorfosi di una
aberrante prospettiva soteriologica.

Ma non è tutto. Esperanza carica il sostrato materico delle pitture, in cui sono
rappresentate queste figure tribali, di elementi dalla potente forza magica, come la
cenere e la sabbia vulcaniche, personalmente raccolta dai crateri dell’Etna, mitica
fucina di Efesto, signore del fuoco ed inventore di quelle arti in origine misteriche ed
iniziatiche, quali la metallurgia e la terracotta.
Ed è nella terra cotta che in particolare eccelle l’arte di Esperanza, che come gli
uomini primitivi del mondo arcaico che viene a rappresentare nelle sue opere, la
impiega non per la fabbricazione di oggetti d’uso pratico ed utilitaristico, ma per
modellare sculture plastiche di ancestrali simulacri ed idoli, veicoli questi delle virtù,
di forze ctonie e/o trascendenti.


CENTRO D’ARTE E CULTURA “PIERO MONTANA”





 

lunedì, aprile 15, 2024

OmoGirando i mitrei di Ostia Antica il 21 aprile prox

  Domenica 21 aprile, in concomitanza con il Natale di Roma, ci sarà la visita guidata LGBTQIA Friendly OmoGirando i mitrei di Ostia Antica!

Una mattinata ad Ostia Antica per un itinerario più breve, ma molto specifico e particolare!

L’intera visita sarà incentrata sul mitraismo

Scoveremo tutti o quasi i mitrei ostiensi, anche quelli dove normalmente non si arriva mai, andando a scoprire gli elementi specifici che di volta in volta fanno suggerito agli archeologi aspetti inediti del mitraismo e delle sue perdute ritualità.



Raccomandiamo di leggere accuratamente le norme di partecipazione nel sito.

INFO E PRENOTAZIONI
https://omogirando.jimdo.com/le-prossime-uscite/

lunedì, marzo 04, 2024

OmoGirando il Palazzo Chigi Albani e la mostra Viaggio nell'Inconsueto (domenica 10 marzo, ore 10:30)

Domenica 10 marzo a Soriano nel Cimino ci sarà la visita guidata LGBTQIA Friendly OmoGirando il Palazzo Chigi Albani e la mostra Viaggio nell’Inconsueto!

Con alcunɜ di voi qualche anno fa siamo andatɜ a Soriano nel Cimino e abbiamo visitato solo esteriormente il Palazzo Chigi Albani, capolavoro del Cinquecento laziale a lungo abbandonato e dimenticato. I restauri del grandioso palazzo intanto sono andati avanti...

Finalmente gran parte del Palazzo Chigi Albani di Soriano nel Cimino apre i suoi battenti al pubblico!
Oltre alla famosa balconata con la fontana di Papacqua, sarà possibile visitare anche i Giardini Superiori e il pian terreno.
Esploreremo la pinacoteca, l’esposizione permanente delle foto scattate da Pedriali a Pier Paolo Pasolini a Chia, e la mostra Viaggio nell’Inconsueto, dove artisti contemporanei si confrontano con il tema del bizzarro nell’arte ispirati dalle sculture madruzziane di Papacqua e da quelle del Sacro Bosco orsiniano della vicina Bomarzo.

Raccomandiamo di leggere accuratamente le norme di partecipazione nel sito.


INFO E PRENOTAZIONI
https://omogirando.jimdo.com/le-prossime-uscite/
 


domenica, marzo 03, 2024

Dai nativi d'America la danza di guarigione con il vestito a sonagli.

Storia della danza col vestito-che-suona (Jingle Dress Dance )

La Jingle Dress Dance iniziò con la Mille Lacs Band della tribù Ojibwe all'inizio del 1900 e divenne prevalente negli anni '20 nel Wisconsin e Minnesota (regione dei Grandi Laghi) negli Stati Uniti e in Ontario, Canada.

La storia è che l'abito fu visto per la prima volta in sogno. La nipote di uno stregone si ammalò e mentre l'uomo dormiva i suoi spiriti guida indiani andarono da lui e gli dissero di realizzare un vestito Jingle, coi campanelli, per la bambina. Dissero che se la bambina avesse ballato con esso, il vestito l'avrebbe guarita. Fu realizzato il Jingle Dress e la tribù si riunì per guardare la bambina ballare. All'inizio, la bambina era troppo malata per ballare da sola, quindi la sua tribù la portò in braccio, ma dopo un po' di tempo la bambina fu in grado di ballare da sola, guarita dalla sua malattia.

Da allora la danza non è stata solo un rituale di guarigione ma anche di orgoglio.


Che aspetto hanno i vestiti Jingle?

Si ritiene che gli abiti Jingle, noti anche come abiti da preghiera, portino guarigione a coloro che sono malati. Come accennato in precedenza, la danza prende il nome dalle file di ziibaaska’iganan (sonagli fatti da coni di metallo) cucite sul vestito. Questi coni sono tradizionalmente realizzati con coperchi di tabacchiera arrotolati e appesi al vestito con nastri vicini l'uno all'altro, in modo che emettano un suono melodico mentre le ragazze e le donne ballano. Tradizionalmente, l'abito è ornato da 365 jingle, o coni, visibili. Al giorno d'oggi, questi coni sono spesso realizzati a macchina.

Gli abiti sono disponibili in tutti i colori immaginabili, dal giallo al blu brillante, al rosso intenso, e accentati con scintillii e persino tessuti color neon. Sono spesso realizzati con materiali lucidi e scintillanti e decorati con frange, ricami, perline e altro ancora.

Di solito hanno maniche da tre quarti a lunghe e scendono a metà polpaccio o alla caviglia. Sono fissati in vita con una spessa cintura, spesso di pelle marrone. Ai piedi, la ballerina indossa mocassini decorativi impreziositi dallo stesso tipo di dettaglio che si trova sui loro abiti.

 



Quali sono i passi della Jingle Dance?

Quando gli ziibaaska’iganan ( i sonagli) si colpiscono l’un l’altro sembra che piova, quindi è importante che il ballerino sia leggero sui piedi, si muova a tempo con il tamburo e si fermi quando il ritmo si ferma. Mantengono i movimenti dei piedi bassi a terra mentre ballano, scalciando i talloni e rimbalzando sulle punte dei piedi al ritmo della musica. In genere, questa danza viene eseguita secondo uno schema a zigzag, che si dice rappresenti il proprio viaggio attraverso la vita, o almeno così dice la storia. Spesso tengono le mani sui fianchi e se ballano con un ventaglio di piume (pieno di colori neutri, come le piume d'aquila) come fanno i più moderni ballerini di Jingle Dress, lo sollevano in aria mentre ballano per ricevere guarigione.

La danza tradizionale indiana prevede passi bassi e dai piedi morbidi, come potrebbero essere eseguiti da coloro che sono malati, mentre i moderni ballerini competitivi spingono alcuni oltre i limiti mentre cercano di superare i loro concorrenti. Il modo in cui la danza si è evoluta si è basato saldamente sulla sua storia d'origine.



Quali sono le canzoni e la musica di Jingle Dance?

La musica per questo stile di danza ha come fondamenta un solido ritmo di tamburo e, naturalmente, i coni di metallo emettono un forte tintinnio (da cui il nome) mentre le donne si muovono, il che contribuisce alla musica che ascolterai durante un Jingle Dress Dance. . I ballerini di jingle di solito ballano con i gruppi di tamburi del nord. Canzoni speciali per Jingle Dance includono un Side Step o un Crow Hop.


lunedì, febbraio 19, 2024

SULLA PITTURA DI ROSSELLA SCADUTO - pezzo censurato dall'Ufficio Stampa del Comune di Bagheria


Rossella Scaduto nel sangue porta il dono della pittura ereditandolo dal padre Gaetano, amico di Renato Guttuso che volle parlare delle sue opere in articoli pubblicati sul giornale L’Ora.

Guttuso stimava il padre di Rossella perché nella sua pittura vedeva l’espressione di un forte legame con la sua terra natale giacché la terra da cui germinano piante, fiori e frutti anche spinosi (i fichidindia) era pure la materia prima dell’arte. Come gli alberi, i fiori ed i frutti anche l’arte ha bisogno di nutrimento e questo lo si può estrarre da un sentimento di profonda appartenenza alla terra. E’ da questa materia prima per Guttuso che l’arte può essere vivificata. I veri pittori più che a un cielo ideale rarefatto e astratto si ispirano guardando alla terra, guardando alla loro materia prima fonte di vita. 

Per Guttuso come per Gaetano Scaduto i colori erano terra giacché in essa vi trovavano la vera luce, una luce allo stato grezzo, materiale, da cui essi come esperti e veri alchimisti venivano ad estrarre quella quinta essenza che è lo splendore, la luce dei colori. Per questo se si osservano meglio le opere di Guttuso ma anche quelle di Rossella Scaduto che risentono dell’influenza delle pitture paterne non possiamo non notare in questi colori tracce copiose di terra. I colori delle opere della nostra Rossella infatti sono colori terrosi. Essi sono luce dello spirito contenuto, celato nelle viscere della terra, di cui portano tracce. Questo spirito, questa luce è la vita che affiora in superficie dalle profondità della nostra terra e assume forme diverse, eterogenee. Queste forme sono molteplici, perché molteplici sono le forme della vita ossia degli esseri umani, animali, vegetali che popolano la terra. 

Rosella nella sua pittura predilige la raffigurazione dei fiori perché in essi più che in altri esseri si manifesta la luce del colore, la quinta essenza originata dalla linfa vitale estratta dalla terra. La luce dei colori incarnata nei fiori è il mistero della vita. Essa splende ma pure presto appassisce. Nei fiori più che in ogni altra cosa si rivela pertanto il mistero di una esistenza che ha breve durata, per la quale non si possono non avere rimpianti.  Nei fiori che hanno breve durata la nostra pittrice esprime pertanto un to di tristezza e di malinconia, di rimpianto anche per lo splendore e la bellezza fugace. La bellezza intesa come ornamento di corpi destinati presto a scomparire, destinati presto a veder scomparire l’ornamento naturale di cui in vita erano fieri. 






 Ai fiori si possono pure paragonare le figure femminili dipinte nelle sue tele dalla nostra Rossella. Figure di donne simbolo della fertilità della madre terra, simbolo di una bellezza magicamente fascinatrice, ma che come ogni bellezza, come ogni splendore, come ogni ornamento portatore di luce e di incanto, è destinato a spegnersi. 

    

Per concludere questo nostro breve commento sulla pittura di Rossella Scaduto non possiamo non accennare alle figure degli amanti da ella raffigurate nei suoi dipinti. Questi amanti visti anche nel loro congiungimento carnale portano i segni delle ferite, che sono i segni del mysterium coniunctionis, di quel mistero che è il congiungimento carnale, il congiungimento sessuale, vero e proprio rito in cui si attua, si riattiva la forza, la potenza di Eros e Thanatos, di Amore e Morte in una loro estatica e travolgente epifania.

Piero Montana


COMUNICATO STAMPA

L'Ufficio Stampa del Comune di Bagheria probabilmente come ogni ufficio burocratico é di natura  repressiva riguardo a quell'esprit de finesse, per citare Pascal, che caratterizza tutto ciò che non é di ordinaria amministrazione.

Per questo quando esso viene a manifestarsi sia pure in un breve scritto, attenendosi(?) alle regole
burocratiche viene a soffocarlo con le sue sole armi disponibili, quelle della censura.

Ho lavorato all'Ufficio Stampa del nostro Comune e ho visto pubblicare cose davvero insignificanti, persino temi di bambini che di istituzionale non avevano assolutamente nulla.
Temi di bambini pubblicati per fare un piacere al papà dottore o avvocato, che per mera vanagloria ne
avevano richiesto la pubblicazione sul nostro prestigioso sito istituzionale. Temi pubblicati senza alcuna osservazione di quelle norme, di quelle regole che si pretendono rispettare censurando un mio breve articolo sulla pittura di Rossella e quella di suo padre, Gaetano Scaduto, nonché di Renato Guttuso, le cui opere esprimono una medesima concezione dell’arte, quella realista che si attiene alla figurazione non di idee concettuali ma di “cose” come le chiama Guttuso, non metafisiche, ma di questo nostro mondo, il mondo della terra in cui viviamo, per la quale nelle sue opere ha sempre espresso un forte sentimento di appartenenza.

E’ la sua terra natia, la terra di Bagheria, quella a cui Guttuso, pur vivendo a Roma, si sentirà sempre legato; per questo egli ha sempre mantenuto rapporti privilegiati con gli artigiani ( i pittori di carretto) e gli artisti bagheresi, scrivendo per loro articoli o promuovendo sia a Palermo che a Roma le loro mostre. In particolare gli artisti bagheresi che furono suoi amici si chiamano Provino, Mario Liga, Gaetano Scaduto, Carlo Puleo.

Scrivendo sulla pittura di Rossella Scaduto che risente dell’influenza di quella paterna non potevo non
parlare del padre Gaetano, non potevo non parlare del legame tra questi e Guttuso, non potevo non
parlare di uomini, di artisti che hanno dato un loro significativo contributo alla storia culturale della nostra città.

Ebbene censurando il mio articolo hanno pure censurato questo pezzo di storia bagherese, non curanti del fatto che venendo così ad operare vengono a contribuire a quel fenomeno dello “sradicamento” oggi in atto, contro il quale artisti ed intellettuali bagheresi hanno da sempre combattuto.

PIERO MONTANA

CELL. 3886416109

EMAIL : montana.piero@libero.it

giovedì, febbraio 15, 2024

IL CUORE HA LE SUE RAGIONI CHE LA RAGIONE NON CONOSCE - sculture di Lillo Giuliana dal 24 febbraio 2024 al Centro d'Arte e Cultura "Piero Montana"

 



24 febbraio alle ore 17,30 nei locali del Centro d'Arte e Cultura "Piero Montana" sarà inaugurata la mostra di scultura di Lillo Giuliana dal titolo "Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce".

Il titolo richiama volutamente un assai noto pensiero del mistico filosofo francese, Blaise Pascal, in quanto l'opera di Giuliana non è altro che un'espressione di rivolta contro il dogmatismo concettuale, che ha imperato in alcune tendenze della più recente arte d'avanguardia. Richiamandosi a Pascal il nostro artista fa proprio un pensiero che vuole attuarsi nell'equilibrio tra l'esprit de finesse e l'esprit de geometrie, in parole povere nell'equilibrio tra l'intuizione e il rigore della meditazione. Le sculture di Giuliana tendono pertanto a scardinare ogni impianto concettuale di un'opera fondata esclusivamente sulle idee, sul pensiero e soprattutto sul suo meccanismo logico-semiotico. Quel che al contrario mette in giuoco Giuliana nelle sue sculture é l'irruzione di un quid assai intimo e personale. E' l'irruzione del sentimento e dell'emozione che prende il sopravvento su idee astratte e teoriche, su quell'aspetto prettamente mentale, che da Duchamp in poi fino ad arrivare a Kosuth e ai suoi tanti epigoni, é stato a tal punto privilegiato da convincerli di eliminare dalle loro "opere" l'elemento estetico.

Giuliana in rivolta contro gli artisti concettuali fa invece dell'elemento estetico, da intendere non solo come elemento formale ma anche nel suo originario significato greco, quello del sentire, il fulcro della realizzazione dell'opera.

Quest'opera per il nostro artista ha origine non dalla sua testa, dalla sua mente bensì dal suo cuore.

E' l'emozione, il sentimento, è la nostalgia di un tempo delle origini, del tempo felice e spensierato dell'infanzia che trova piena espressione nel luduspuerorum (nel giuoco dei fanciulli), che viene a dare forma alle sculture di Giuliana, invenzioni frutto della sua immaginazione creatrice, di un immaginario essenzialmente poetico. Un immaginario che vola alto pur concretizzandosi in un equilibrio formale di volumi artisticamente realizzati e che danno vita alle sue sculture.

 

CENTRO D’ARTE E C ULTURA “PIERO MONTANA”










IL CUORE 

HA LE SUE RAGIONI

 CHE LA RAGIONE 

NON CONOSCE

Pascal


Dal 1965 al 1980, come si sa, abbiamo assistito a una intensa produzione dell’arte concettuale, di un’arte fondata esclusivamente sulle idee, sul pensiero e sul suo meccanismo logico-semiotico.

Quest’arte si presentava come ultima espressione di un’avanguardia, che già con il dadaismo aveva dichiarato guerra alla tradizione, con l’abolizione di ogni accademismo e di un mestiere che gli artisti del passato mostravano di padroneggiare egregiamente nella realizzazione delle loro opere.

L’arte concettuale si presentava allora come l’ultimo prodotto della modernità in netto contrasto con la tradizione, che di certo, da quel che ci ha lasciato in eredità, oltre la ricerca formale della perfezione artistica spesso conseguita nelle opere d’arte, mostrava orizzonti culturali più ampi e soprattutto estesi al Mondo del Sacro e dello Spirito. 

L’ arte concettuale che di certo deve molto a Duchamp, che finì nella sua arte per rifiutare il piacere estetico, il piacere dato dal godimento dell’occhio, della vista, finendo per privilegiare invece solo il mentale, quest’arte, dicevamo, non era allora che l’ultimo prodotto della modernità, che ancora oggi poggia le sue fondamenta solo sulla realtà visibile del mondo esteriore, materiale, che René Guénon, famoso pensatore del tradizionalismo integrale, definisce come il regno della quantità, il regno della sola manifestazione oggettiva della realtà materiale, che la filosofia scolastica definiva sostanza in contrapposizione alla forma da intendere in senso aristotelico, in contrapposizione dunque all’essenza, alla qualità. Essenza e qualità, che stanno all’origine del nostro mondo fisico, ma che hanno il loro principio al di là di esso, in un mondo altro, oltre la realtà visibile del fisico, in un mondo allora per l’appunto metafisico.

Questi due mondi, il fisico e il metafisico, per un grande pensatore russo del 900, Pavel Florenskij perseguitato dal regime comunista, sono costituiti dal Visibile e dall’Invisibile. Infatti in uno dei suoi libri più celebri, Le porti regali, che è un saggio sulle icone russe, Florenskij sostiene che la vera importanza dell’arte consiste nel potere che essa detiene nello squarciare il velo del visibile per farci penetrare in una realtà altra che non è di qua giù.

La vera opera d’arte s’ammanta pertanto di un’aura, che non è altro che la manifestazione della trascendenza, manifestazione dunque di un altro mondo, il mondo del non manifesto, dell’Invisibile.

La mentalità moderna, in quanto fondata sul regno dell’oggettività materiale, che padroneggia servendosi strumentalmente del pensiero razionale fornitole dalla logica,  ha bandito dal suo campo di osservazione la sfera del trascendente e della metafisica, finendo per esercitare una grande influenza anche nel campo dell’arte con conseguenze, che non possiamo non definire nefaste, giacché ha attuato un’operazione inconcepibile nel mondo tradizionale proprio del nostro passato, quella di eliminare cioè  dal suo contesto culturale, comprendente anche quello artistico, ogni manifestazione o semplice riferimento al trascendente, a quella qualità, che per René Guénon, ha per contenuti la forma, intesa da Aristotile, come essenza, come anima o mondo interiore contrapposto al mondo esteriore della realtà che, percepita dai sensi, viene poi elaborata ed indagata dalla logica del pensiero razionale.

E’ proprio la razionalità del pensiero che viene messa in atto da un meccanismo logico-semiotico a divenire espressione culturale assai significativa nel nostro tempo. Espressione questa che l’arte concettuale ha inteso affermare anche in campo estetico, mettendo da parte quel che da sempre costituiva l’interesse maggiore per essa: la perfezione, la sua bellezza e soprattutto il suo mistero, la sua indecifrabilità, finendo dunque per mettere da parte la sua immaginifica aura, che traspariva dalla realizzazione delle sue opere più sublimi.

Abbiamo parlato dell’arte concettuale perché quella di uno scultore, di cui veniamo ad occuparci, è un’arte che sta da un’altra parte e precisamente all’opposto di quella concettuale.

Quest’arte è quella scultorea di Lillo Giuliana, che bandisce dalle sue opere proprio il procedimento logico-semiotico del pensiero razionale, elaborato grazie all’uso strumentale dei segni di cui si finisce per privilegiare in maniera predominante solo la parte costituita dai significati con l’esclusione dei significanti che stanno a fondamento di ogni linguaggio.

L’opera di Giuliana va anzitutto attenzionata per la dimensione davvero molto personale che presentano le sue sculture realizzate in un equilibrio dei volumi ordinati su un piano in cui l’aspetto ludico è la parte essenziale. Un ludico che fa spesso riferimento alle semplici invenzioni della nostra infanzia. Invenzioni dunque suggerite all’artista da un immaginario essenzialmente poetico e creativo nonché dal sentimento e dalla nostalgia di un tempo felice e spensierato proprio dell’età dell’innocenza più che da pensieri e formulazione di idee prettamente logiche e concettuali. Idee queste che non vengono neppure espresse nella realizzazione delle installazioni in cui il nostro scultore si serve delle lettere dell’ordine alfabetico.

Infatti queste lettere nell’opera che ha per titolo “Ogni cosa a suo posto” sono disposte a caso, essendo esse non finalizzate all’uso strumentale della comunicazione discorsiva, dunque situate in modo tale che nel loro insieme non possano presentare alcun significato.

Queste lettere infatti di diverso colore e dimensione vogliono forse formare una sorta di alchimia del verbo, un’alchimia delle vocali e delle consonanti, come solo Rimbaud poteva formulare in una sua famosa poesia. Di certo Giuliana in questa sua opera vuole però mantenersi esclusivamente nel piano formale dell’invenzione linguistica espressa in un giuoco partorito dalla fantasia, senza dunque alcuna pretesa di comunicare un messaggio comprensibile dal nostro intelletto. Questa disseminazione casuale di lettere nello spazio non ha, dicevamo, alcun significato, essendo esse nel loro assemblaggio solo elementi compositivi di un’opera aperta senza alcuna griglia semantica alla base, volendo offrirsi così a una molteplicità di letture, di interpretazioni critiche. In questo l’opera “Ogni cosa a suo posto” già nel titolo paradossalmente indica un ordine nel disordine, un ordinamento tuttavia dei suoi elementi compositivi esistente di certo fuori dalle nostre categorie di pensiero, dunque esistente sul piano della immaginazione creatrice.

 Quest’opera, questa installazione di lettere disposte spazialmente a caso, in un certo modo allora ci rinvia alla scrittura asemica, cioè proprio a una scrittura che, volutamente priva di significato, nel vuoto semantico aperto dalla sua assenza, si apre alla presenza di tutti i sensi, di tutti i significati che una lettura critica può e deve attribuirle.

Ma al di là di questo, chiamiamolo, giuoco tra presenza-assenza nell’opera scultorea di Giuliana, davvero molto importante ci sembra l’equilibrio, che il nostro artista realizza nei suoi lavori, tra “l’esprit de geometrie” e “l’esprit de finesse”, punti questi fondamentali del pensiero di Pascal. Il filosofo e mistico francese riteneva infatti che nell’uomo comune ma anche e soprattutto nell’artista fosse insita una componente geometrica, atta a misurare la realtà per meglio comprenderla, ma anche qualcosa di meno strumentale rispetto alla misurabilità. Questo qualcosa Pascal lo definiva per l’appunto come espressione dell’”esprit de finesse”, che chiamava anche cuore.

Con questa distinzione fondamentale tra “esprit de geometrie” ed “esprit de finesse” il nostro filosofo e mistico intendeva affermare che l’uomo ha due possibilità per giungere alla verità essenziale. Queste due possibilità che conducono al vero sono date da due vie, la via geometrica propria della misurabilità razionale, che si manifesta nella ragione e la via intuitiva, cioè la capacità di giungere all’essenziale e che ha la sua sede nel cuore. 

Per Pascal le cose che più contano nella vita non si colgono con la ragione bensì con il cuore. Il cuore sede del sentimento e dell’intuizione è perciò superiore alla ragione.

I procedimenti logici e razionali per il nostro mistico filosofo non risolvono i veri problemi dell’uomo. L’eterogeneità fra ragione e cuore è espressa in un assai noto pensiero pascaliano, da cui abbiamo tratto il titolo del testo scritto per presentare l’opera scultorea di Giuliana: “Il cuore ha le sue ragioni che la 

 ragione non conosce”.

Infatti per noi la peculiarità essenziale dell’opera del nostro scultore è costituita dall’espressione del sentimento e dell’intuizione che porta all’invenzione creativa piuttosto che a delle realizzazioni artistiche suggerite dalla ragione e dallo spirito geometrico. Però dobbiamo anche dire che nelle opere del nostro scultore lo spirito geometrico non è del tutto assente, essendo una componente non trascurabile di esse. Infatti la scultura di Giuliana si caratterizza proprio per un giuoco formale in cui fondamentale è l’equilibrio tra “esprit de geometrie” ed “esprit de finesse”.

In questo giuoco, che non è altro che un divertimento del nostro artista nel contesto di una equilibrata realizzazione plastica dell’opera, va infatti pure ricercata l’essenza di un linguaggio essenzialmente poetico espresso nelle soluzioni compositive, che vengono ad essere realizzate grazie all’intuizione ed alle invenzioni di una immaginazione creatrice, congeniale all’indole di un autentico artista, ma anche di un uomo che nella nostalgia dell’età felice e spensierata dell’innocenza, viene a realizzare opere ispirate a un Eden, da cui l’inesorabilità del trascorrere veloce del tempo assai presto trae fuori.

Piero Montana


venerdì, febbraio 02, 2024

OmoGirando il Lazio a febbraio



OmoGirando la catacomba ebraica

Domenica 11 febbraio a Roma ci sarà la visita guidata LGBTQIA+ friendly OmoGirando la catacomba ebraica di Vigna Randanini!

 

Questa volta vi proponiamo un'apertura straordinaria, fuori dai normali circuiti turistici! Vigna Randanini è un appezzamento di terreno tra l'Appia e la Pignatelli che nasconde un tesoro sotterraneo poco conosciuto: le catacombe ebraiche! A Roma sono pochissime le catabombe relative alla comunità ebraica delle origini, che presentano peculiarità e problematicità non del tutto comprese dagli archeologi. Esploriamo insieme i due livelli di questo ipogeo illuminati solo dalle nostre torce.

 

OmoGirando Vigna Randanini

Appuntamento: Domenica 11 febbraio alle ore 14:30 a San Sebastiano (vi daremo indicazioni)

 

Massimo 15 persone.

 

Costi: contributo guida + apertura catacomba € 20,00 

 

Difficoltà visita: LEGGERMENTE IMPEGNATIVA

 

Prenotazioni obbligatorie entro il 10 febbraio, salvo esaurimento posti.

 

 

Note:

●  Visita sconsigliata per chi soffre di claustrofobia

●  Venire muniti di la torcia elettrica.

●  L'Appia è servita dai bus 118 o 218.

●  Consigliati abiti sporcabili e macchina fotografica.



Ospedale di Santa Maira in Cappella

Domenica 25 febbraio a Roma ci sarà la visita guidata LGBTQIA Friendly OmoGirando il complesso di Santa Maria in Cappella!

 

Dopo tanti anni torniamo nel cuore medievale e rinascimentale di Trastevere, alla chiesetta di Santa Maria in Cappella e ai suoi edifici annessi. Scopriremo storie che sanno di antichi porti, di ospedali, di reliquie e di giardini segreti!

Santa Maria in Cappella

 

Appuntamento: Domenica 25 febbraio alle ore 11:00 a Santa Maria in Cappella (vi daremo indicazioni)

 

Massimo 35 persone.

 

Costi: contributo guida (con radioguide) € 12,00 (gratis per bambini fino a 12 anni) + ingresso museo € 5,00 

 

Difficoltà visita: FACILE

 

Prenotazioni obbligatorie entro il 24 febbraio, salvo esaurimento posti. 

 

Note:

●  ●  Il complesso è raggiungibile con gli autobus linee 23, 44 e 280 e con i tram linee 3 ed 8.

●  La visita terminerà circa alle 13:00.

●  Consigliate scarpe comode e macchina fotografica!

 

Per partecipare contattare Vincenzo      cell +39 3393224349    email info@omogirando.it